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Enac senza pilota: ecco perché il commissario può diventare inevitabile

di Pietro Serbassi -


Ci sono momenti in cui la politica deve scegliere tra il meglio possibile e il meno peggio disponibile. La vicenda dell’ENAC è uno di quelli. Dietro una disputa che sembra confinata ai palazzi romani c’è qualcosa che riguarda chiunque abbia preso un aereo: nel 2025 erano 229 milioni di passeggeri.

Il mandato scaduto

Il presidente Pierluigi Di Palma ha lasciato l’incarico il 30 giugno, dopo cinque anni. Da quel giorno l’ente che regola e vigila sull’intero sistema aeronautico è privo di una guida con pieni poteri. Di Palma resta in prorogatio — ordinaria amministrazione, nulla di più. La scadenza era nota dal luglio 2021, quando il governo Draghi lo nominò su proposta del ministro Giovannini. Il governo in carica avrebbe potuto prepararsi prima. Ora deve gestire conseguenze che non sono solo politiche, ma anche interne all’ente.

Il bilancio che il Consiglio non riusciva ad approvare

Il 22 giugno, il Consiglio di amministrazione si è riunito per approvare il rendiconto 2025. Il magistrato della Corte dei Conti ha sollevato una questione di conflitto d’interessi nei confronti del presidente. Il Collegio dei revisori si è associato, chiedendo a Di Palma di lasciare la sala. Di Palma ha partecipato e ha votato a favore. Gli altri consiglieri si sono astenuti. Stallo.

Il direttore generale ha firmato il provvedimento urgente n. 33 del 22 giugno, approvando il rendiconto in via d’urgenza. È una facoltà prevista dalla normativa, ma non è normale che il principale documento contabile di un’autorità di vigilanza venga adottato in deroga alla procedura ordinaria perché il Consiglio non riesce a deliberare. Nell’ordine del giorno della seduta del 13 luglio compariva poi un punto enigmatico: nomina di un commissario ad acta per una «controversia ENAC–Di Palma». Di cosa si tratti — compensi, rimborsi, questioni patrimoniali — gli atti pubblici non lo spiegano.

Il rischio che non si vede

C’è un elemento che raramente affiora nelle cronache ma che chi conosce l’ente considera il rischio più concreto. Il direttore generale Alexander D’Orsogna e il presidente uscente non hanno avuto un rapporto facile. In un ente che dal primo luglio si regge essenzialmente sul direttore generale — con un presidente a poteri minimi — quella tensione diventa un problema operativo: decisioni accumulate, interlocutori internazionali senza controparte, contratti in attesa. La prorogatio è una finestra tecnica, non una soluzione.

Il calendario che stringe

Il Parlamento chiude a metà agosto. I tempi per nominare un nuovo presidente — proposta del ministro, delibera del Consiglio dei Ministri, pareri parlamentari, decreto presidenziale — richiedono sei-otto settimane dal momento in cui si decide il nome. Se quella decisione tarda, l’ENAC entra in settembre ancora senza guida piena.

È qui che il commissariamento — su cui sei organizzazioni sindacali hanno scritto una lettera di netta contrarietà — assume una logica diversa dalla scorciatoia politica. Le confederazioni hanno ragione nel ricordare che l’articolo 11 del decreto legislativo 250/1997 prevede quella misura solo in presenza di gravi patologie di funzionamento, condizioni che nessuno imputa all’ente.

Ma c’è una lettura più pragmatica: se il nome del nuovo presidente non è ancora definito e agosto svuota i palazzi, meglio un commissario con piena legittimità che un direttore generale solo al timone per due mesi con una controversia aperta. A condizione che sia davvero un ponte e non una soluzione definitiva mascherata da temporanea.

La posta in gioco

L’ENAC ha un patrimonio netto vicino al miliardo, residui passivi superiori a 418 milioni — di cui 145 per infrastrutture aeroportuali e 129 per opere pubbliche. Dietro quei numeri ci sono aeroporti da ammodernare, scali da tenere in vita, rotte da garantire alle isole.

E c’è il Piano Nazionale degli Aeroporti 2026-2035, pubblicato dal MIT il 16 luglio. Il viceministro Rixi ha costruito su questa visione integrata — aeroporti, porti, ferrovie e strade come sistema unico — una linea politica apprezzabile del dicastero. L’attuazione passa dall’ENAC. Sarebbe un paradosso avere finalmente una rotta chiara e lasciare il posto di comando vacante più del necessario.
Il commissariamento non è la scelta che nessuno avrebbe voluto. Ma in certi passaggi difficili, evitare il peggio è già governare.

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