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“Il 99,9% dei coloni israeliani rispetta le leggi”

Il premier israeliano non tollererà violenze: "No alla giustizia fai-da-te". I dubbi dell'Onu

di Martino Tursi -

epa13088726 Israeli Prime minister Benjamin Netanyahu speaks during the cornerstone laying ceremony for the Atarot Heritage Center, at the abandoned former Atarot airport located near the separation wall between Jerusalem and Ramallah in Jerusalem, 05 July 2026. EPA/ABIR SULTAN


Per Benjamin Netanyahu “il 99,9% dei coloni” israeliani “è composta da cittadini rispettosi della legge, e dobbiamo vivere fianco a fianco in pace”. Quelli violenti intanto, lo 0,01 per cento secondo il primo ministro di Tel Aviv, lo hanno già costretto a una rischiosa giravolta pubblica per commentare le azioni violente da loro promosse nell’area della Cisgiordania. Bibi è stato intervistato dall’emittente americana di Abc e ha ribadito, da parte sua, la fiducia nei coloni facendo anche un richiamo alla pace.

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Netanyahu difende i coloni israeliani

Netanyahu si pone a difesa dei coloni israeliani, dunque. Ma persino per lui c’è un limite che non va superato. “Tuttavia, li contrastiamo quando possiamo e certamente io non tollererò atti di giustizia fai-da-te da parte della nostra gente. Non lo faccio”. Tutti avvisati, tutti avvertiti. Bibi e le autorità israeliane non tollereranno da parte dei coloni atti di violenza privata né di giustizia sommaria. Fenomeno, questo, che secondo le Nazioni Unite è andato aumentando, in maniera sostanziale, negli ultimi tempi.

I dubbi dell’Onu

Ravina Shamdasani, portavoce Onu per i diritti Umani, ha affermato in una nota che “giovedì scorso, otto palestinesi, tra cui un bambino, e due membri dell’esercito israeliano sono stati uccisi nella Cisgiordania occupata”. Un messaggio che pare diretto (anche) a Netanyanu: “Forze di sicurezza e coloni israeliani, spesso agendo congiuntamente, hanno attaccato le comunità locali, aggredendo famiglie, distruggendo e confiscando proprietà e incendiando moschee. Le restrizioni alla libertà di movimento sono ora più severe, e impediscono ai palestinesi di raggiungere i servizi essenziali”.


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