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Attualità

Fiammata dei prezzi alla produzione, l’energia fa paura

Non solo parole: nei numeri Istat le paure (e la rabbia) degli industriali

di Cristiana Flaminio -


La fiammata dei prezzi alla produzione. Non erano solo parole. Non erano chiacchiere al vento. Ci sono i numeri. E, quelli, raccontano una storia che è appena iniziata ma già fa paura. L’Istat, ieri mattina, ha diffuso i dati relativi ai prezzi alla produzione per l’industria e le costruzioni. “A marzo, registrano un forte incremento congiunturale e tornano a crescere su base annua”, spiegano gli analisti di via Cesare Balbi. Le cifre, poi, spiegano la misura di questo balzo in avanti. A marzo, infatti, i costi sono saliti, su base mensile, del 4,4 per cento. Il trend annuale prevede un incremento del 4,2%. Per avere un riscontro, un anno fa di questi tempi i costi alla produzione flettevano del 2,7%.

La fiammata dei prezzi alla produzione

“Tali dinamiche – è l’analisi Istati – sono spiegate soprattutto dai rialzi dei prezzi della componente energetica sul mercato interno, particolarmente marcati per i prodotti petroliferi raffinati”. E ancora: “Al netto della componente energetica, la crescita dei prezzi è in larga misura inferiore su base sia congiunturale sia tendenziale”. Insomma, è tutto un problema di bollette. Un grandissimo problema. Che, a marzo, è rimasto confinato nei prezzi dell’energia ma che presto potrebbe trasmettersi, come un contagio inarrestabile, a tutto il resto dell’economia. È la stessa identica storia che si ripete, dopo la guerra con l’Ucraina. L’energia s’impenna, il carovita s’infiamma e i professoroni di Francoforte credono che si possa risolvere tutto copiando gli americani (che ben altri problemi hanno da fronteggiare…) alzando i tassi. È lastricata sempre di buoni propositi la strada che porta all’inferno. E proprio i costi per i cantieri stradali sono tra quelli che, a causa dell’impennata del bitume, rischiano gli stop. I dati snocciolati da Istat si riferiscono al solo mese di marzo. Quelli di aprile fotograferanno una realtà che, potenzialmente, fa ancora più paura.

Non finirà tutto in uno schiocco di dita

Le prospettive non sembrano per nulla positive e bisogna pur considerare che, anche se la guerra finisse domani e Hormuz fosse già riaperto al transito da ieri, non sarà per niente semplice tornare alla normalità. I siti produttivi sono stati bombardati, le richieste si sono accavallate, i costi resteranno alti per un bel po’. E sì, allora ci ricorda il monito che Confindustria, da settimane, ci ripete come un mantra: se la guerra continua, sarà un bagno di sangue. Per tutti. Da Bruxelles a Canicattì.


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