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Cronaca

Frigo hackerati, anno zero in Italia per la Gdo. Cosa deciderà il vertice a Palazzo Chigi?

Norme e obblighi di sicurezza al palo. Attesa per la riunione convocata con i Servizi segreti

di Dave Hill Cirio -


Nel 2026 dell’alta tecnologia il cibo nei frigoriferi del settore del commercio non va a male per un guasto elettrico o per disattenzione ma perché un pirata informatico situato a migliaia di chilometri di distanza ha deciso di alzare la temperatura da remoto.

È l’«anno zero» della cybersicurezza nella logistica alimentare

Un punto di svolta drammatico che sposta la minaccia informatica dai server aziendali alle tavole di tutti i giorni. I recenti avvenimenti europei mostrano in modo inequivocabile la vulnerabilità di un’infrastruttura fondamentale per la vita quotidiana.

Prima in Francia, dove oltre cinquecento supermercati di grandi marchi come Carrefour, Monoprix ed Intermarché hanno visto i frigoriferi manomessi di notte. Poi, ieri, in Svezia ed in Belgio, dove le catene Ica, Coop e Ahold Delhaize sono state colpite dal medesimo distruttivo attacco informatico. E ancora, in altri Paesi europei.

I criminali non si sono limitati a rubare dati o chiedere riscatti, ma si sono inseriti nei sistemi di regolazione, attivando il cosiddetto “sbrinamento forzato” — una funzione automatica ideata per eliminare il ghiaccio dagli impianti — e spingendo la temperatura dei congelatori fino all’incredibile picco di 55 °C.

Il risultato materiale? Tonnellate di cibo immangiabile da mandare al macero, perdite economiche stimate fino a 200mila euro per singolo ipermercato e persino rischi reali di incendio. L’Italia, con un mercato del largo consumo che muove un valore di 133 miliardi di euro all’anno, non è stata finora colpita da un attacco di massa, ma gli esperti avvertono: il nostro Paese non può assolutamente considerarsi al sicuro.

La minaccia ha cambiato volto

on si tratta più soltanto di difendere i tradizionali sistemi di Information Technology, i classici personal computer, le banche dati e i server degli uffici. La vera breccia si trova oggi nell’Operational Technology, l’insieme delle tecnologie digitali e dei dispositivi industriali che azionano e controllano direttamente i macchinari fisici: dalle valvole alle celle frigorifere, fino ai termostati intelligenti.

Ma come riesce un hacker a spegnere o surriscaldare un congelatore di un supermercato italiano?

La porta d’accesso principale non è il portale centrale del gruppo aziendale ma la cosiddetta “teleassistenza” esternalizzata. Per risparmiare tempo e costi, le ditte di manutenzione controllano gli impianti di refrigerazione via Internet. Molto spesso, questi dispositivi — come i regolatori industriali di vecchia generazione collegati alla rete — mantengono le password di fabbrica o utilizzano connessioni sprovviste di Vpn, quella specie di “tunnel blindato” cifrato che serve a proteggere il traffico dati da intrusioni esterne. Penetrare da remoto nella rete di un piccolo manutentore locale permette così di mandare in tilt l’intera catena del freddo.

L’allarme in Italia, il vertice a Palazzo Chigi

Di fronte a questo scenario da «anno zero», le nostre istituzioni hanno iniziato a reagire, ma la risposta italiana rivela una profonda diseguaglianza. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, attraverso il bollettino urgente del Csirt Italia, ha imposto di censire gli impianti connessi, eliminare le credenziali di default e segregare le reti. Vale a dire separare nettamente la rete Wi-Fi degli uffici da quella dei macchinari fisici.

Tuttavia, come sollevato in un’interrogazione in Parlamento, la normativa europea garantisce la sicurezza dei grandi nodi della logistica, ma lascia privi di obblighi diretti i singoli punti vendita al dettaglio e i magazzini di medie dimensioni. Una pericolosa scappatoia normativa che rischia di trasformare l’ultimo miglio della distribuzione alimentare nel bersaglio preferito dei sabotaggi del futuro.

Più tardi, conosceremo l’esito del vertice convocato con l’Agenzia e i Servizi segreti a Palazzo Chigi dal sottosegretario Alfredo Mantovano. C’è bisogno di una svolta cpncreta sulla manovra di contrasto.

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