Se la speranza di pace fa crollare il prezzo del barile
La speranza di una pace possibile si misura anche alla pompa di benzina. L’annuncio che la Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei abbia autorizzato il governo a trattare con Washington ieri ha avuto un effetto immediato: il petrolio è sceso del sette per cento, con il Brent attorno a 106 dollari al barile.
Sia chiaro, la pace tra Usa, Israele e Iran resta lontana, ma è un segnale che il mondo attendeva. Dopo mesi di conflitto e tensioni sullo Stretto di Hormuz, ogni spiraglio diplomatico riduce il rischio di interruzioni nelle forniture e allenta la pressione sui prezzi dell’energia.
Per famiglie e imprese è una boccata d’ossigeno. Certo, sarebbe un errore scambiare il (temporaneo) sollievo dei mercati per una pace già acquisita. Perché le distanze tra Iran da una parte e Usa e Israele dall’altra restano profonde (se non incolmabili).
Ma l’indicazione di Khamenei sembra dire che nessuna (eventuale) vittoria militare può garantire stabilità. Il doppio vantaggio – più stabilità nel Medioriente e energia meno cara – è a un passo. Dobbiamo solo (si fa per dire…) aspettare la reazione di Trump alle midterm.
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