Frontex oltre i confini Ue: più poteri sui rimpatri e nuovi controlli
La commissione Ue rafforza l'Agenzia di protezione delle frontiere esterne
La commissione Ue rafforza l'Agenzia di protezione delle frontiere esterne
Bruxelles si prepara (finalmente) a una svolta nella gestione dei flussi migratori. La Commissione Ue presenta una riforma che amplia il mandato di Frontex, l’agenzia con sede a Varsavia incaricata di sostenere gli Stati membri nella sorveglianza delle frontiere e nei rimpatri. Secondo funzionari Ue citati da Euronews, le norme consentiranno all’agenzia di operare fuori dall’Unione, sostenendo Paesi terzi nel trasferimento dei migranti irregolari verso gli Stati d’origine.
Come è noto, oggi Frontex assiste le autorità nazionali nei rimpatri dai Paesi Ue. Con il nuovo mandato, potrà aiutare governi extraeuropei, compresi quelli del Nord Africa, a rimpatriare cittadini dell’Africa centrale prima che intraprendano il viaggio verso l’Europa. “Più persone si rimpatriano prima, meno se ne devono rimpatriare dopo”, ha spiegato un funzionario Ue a Euronews.
L’estensione riguarderà anche i cosiddetti return hubs, centri che gli Stati membri potranno istituire in Paesi terzi in base a una legge recentemente approvata. Cinque governi europei negoziano la creazione del primo centro, atteso nel 2027. Vi saranno ospitate persone la cui domanda d’asilo è stata respinta o che non hanno più titolo per restare nell’Ue, in vista del ritorno nel Paese d’origine. Frontex potrebbe agevolare la fase conclusiva dei trasferimenti.
Dal canto loro, le ong (tanto per cambiare…) chiedono garanzie più robuste, controlli indipendenti e responsabilità chiare per ogni operazione, ricordando le contestazioni rivolte all’agenzia per presunte violazioni dei diritti fondamentali durante attività svolte in Europa.
Josephine Solanki, ricercatrice del Transnational Institute, si è stracciata le vesti sul fatto che Frontex a suo dire rischierebbe di trasformarsi da organismo di supporto alle frontiere in “un’agenzia di deportazione” attiva sempre più lontano dai confini Ue.
L’accordo specifico
La cooperazione con uno Stato non Ue dovrà essere regolata da un accordo specifico, sul modello degli status agreement già in vigore con Albania, Serbia e Macedonia del Nord. Bruxelles tratta inoltre un’intesa con il Senegal. Dal 2023 Frontex dispone nel Paese di un ufficiale di collegamento, con un mandato che comprende anche Mauritania e Gambia.
La riforma prevede una forza di pronta risposta da attivare in caso di arrivi improvvisi e massicci e un’unità incaricata di monitorare i social media per individuare movimenti su larga scala. L’obiettivo è prevenire episodi come quello dell’invasione di Ceuta, dove lo scorso luglio 90mila migranti hanno forzato il confine tra Marocco e l’exclave spagnola.
Il rafforzamento di Frontex si inserisce nella strategia Ue (che molto deve al modello Italia, soprattutto per quanto riguarda i centri di trattenimento e di permanenza in Albania) di anticipare i rimpatri e spostare parte della gestione migratoria oltre il territorio comunitario.
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