L’ideologia oltre la realtà: se la fuga dei capitali diventa un manifesto politico
Tra patrimoniali e fughe di capitali, lo scontro sull'ideologia anti-impresa di Landini e la risposta perentoria di Forza Italia e Stefania Craxi
C’è un’Italia che produce, che rischia e che guarda al futuro con la concretezza di chi sa quanti sacrifici servano per aprire una saracinesca o quotare una start-up. E poi c’è una certa narrazione politica che sembra muoversi su un binario parallelo, dove le dinamiche della finanza e dell’impresa vengono trattate alla stregua di un esercizio teorico o, peggio, di una colpa da espiare. Da un lato si colloca la pragmatica necessità di un Paese che, per generare benessere e stabilità sociale, ha un bisogno di attrarre investimenti; dall’altro, resiste un’impostazione ideologica (sinistra ) che liquida con preoccupante disinvoltura le dinamiche di mobilità dei capitali, quasi fossero un elemento sacrificabile sull’altare di una presunta purezza dottrinale.
Fuga di capitali, Landini: “Vadano dove vogliono”
L’andamento di questa faglia culturale si è palesato con nelle recenti posizioni espresse dal segretario della Cgil, Maurizio Landini. Di fronte al concreto rischio che l’introduzione di una misura fiscale aggressiva come la patrimoniale possa innescare una fuga di capitali all’estero, la risposta è stata un perentorio: «Vadano dove vogliono».
Classificare il disinvestimento con un’alzata di spalle significa, nei fatti, dimostrare un atteggiamento che appare scollato dalla realtà produttiva. Più capitali non rappresentano un’astratta accumulazione di privilegi, bensì l’architrave su cui poggiano la nascita di nuove imprese, il consolidamento delle start-up, lo sviluppo tecnologico e, di riflesso, la creazione di posti di lavoro stabili. L’Italia, in questo preciso momento storico, ha la necessità strutturale di attrarre investimenti per finanziare la propria crescita, non certo di spaventarli o farli scappare.
Craxi: “Più capitali significano più sviluppo“
Sul punto è intervenuta la senatrice Stefania Craxi, Capogruppo di Forza Italia in Senato, stigmatizzando la postura della tesi sindacale:
“Il segretario della Cgil Landini dà l’ennesimo saggio di irresponsabilità. Più capitali significano più imprese, start up, posti di lavoro, sviluppo. L’Italia ha bisogno di attrarre investimenti per crescere, non di farli scappare. Il suo atteggiamento menefreghista verso il futuro dei capitali investiti in Italia è emblematico di chi vive di ideologia anziché di realtà.”
A ben vedere, sotto la superficie di sigle mutevoli come “patrimoniale”, “tassa sulle successioni” o “contributo di solidarietà”, la ricetta redistributiva di una certa sinistra non sembra mutare i propri ingredienti di fondo: l’aumento della pressione fiscale sui cittadini. Invece di sostenere e incentivare chi rischia, investe e produce valore, si preferisce colpire i risparmi e i patrimoni consolidati. Questo approccio rivela una frizione ideologica latente verso chi genera ricchezza, quasi che il profitto e l’iniziativa privata siano concetti da sanzionare piuttosto che motori di emancipazione sociale e occupazionale.
Fuga di capitali, “Landini & Co vogliono colpire risparmi e patrimoni”
La risposta istituzionale e di posizionamento politico si muove così su un binario diametralmente opposto, ponendo la tutela del risparmio come pilastro insostituibile della stabilità familiare e nazionale. Una linea di assoluta fermezza ribadita ufficialmente anche dalla nota del movimento azzurro:
“La sinistra odia chi genera ricchezza e crea posti di lavoro. Patrimoniale, tassa sulle successioni, contributo di solidarietà. Cambia il nome, ma la ricetta della sinistra è sempre la stessa: più tasse per i cittadini. Invece di sostenere chi investe, produce e crea lavoro, Landini & Co vogliono colpire risparmi e patrimoni. Ma con Forza Italia al Governo nessuno metterà le mani nelle tasche degli italiani.”
La netta opposizione contro l’ipotesi di penalizzare il tessuto economico riflette una precisa e coerente visione di politica economica. Una prospettiva in cui lo Stato si fa garante e custode dell’iniziativa privata e dei frutti del lavoro, considerandoli la base indispensabile per generare nuova fiducia e rimettere in moto lo sviluppo del Paese.
Il “modello autarchico” del fuggiasco
Quel «vadano dove vogliono» significa confondere l’economia reale con un club privato. L’illusione di Landini è che tassando i patrimoni si finanzi il futuro, dimenticando che per redistribuire la ricchezza bisogna prima permettere a qualcuno di crearla.
La nota di Forza Italia e il richiamo di Stefania Craxi ristabiliscono il pragmatismo: i posti di lavoro non nascono per gemmazione spontanea nei corridoi dei sindacati. Contro l’ossessione della sinistra di cambiare nome alle tasse per colpire il risparmio, serve una difesa invalicabile dell’impresa. Cacciare gli investimenti all’estero per inseguire vecchi steccati ideologici ha un solo esito prevedibile: rimanere da soli. Certamente più puri, ma decisamente più poveri.
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