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Cronaca

Garlasco, i dubbi sulle prove arrivano in Parlamento

Ai presidenti delle Camere la richiesta di una Commissione d'inchiesta

di Dave Hill Cirio -

Alberto Stasi


Mentre sul piano giudiziario si consuma un serrato confronto a distanza tra le difese, il caso Garlasco varca le soglie delle istituzioni. E’ infatti giunta sul tavolo dei presidenti delle Camere e dei Gruppi parlamentari la richiesta formale per l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta, promossa dall’avvocato Marcello Lala e dalla biologa Carolina Sellitto.

L’iniziativa

La mossa mira a sollecitare un’imparziale e rigorosa verifica documentale sulla gestione delle attività investigative e sugli accertamenti tecnico-scientifici. Da chiarire pure la completezza delle analisi di laboratorio e sulla conservazione dei reperti biologici legati all’omicidio di Chiara Poggi. Una iniziativa affiancata da un appello pubblico promosso da Giallo.

L’atto depositato a Palazzo Madama e a Montecitorio esclude ogni valutazione di responsabilità penale individuale o sovrapposizione con la magistratura, ponendosi al servizio dello Stato di Diritto. L’obiettivo primario dell’istanza è analizzare la completezza e la tracciabilità dei dati di laboratorio e la gestione delle controanalisi. E fa una distinzione tra la mera carenza documentale, la divergenza scientifica e l’errore procedurale.

Attraverso la disamina dei fogli di lavoro e dei tracciati grezzi, Lala e Sellitto chiedono di verificare la tenuta della catena di custodia e le procedure di smaltimento dei “materials” intermedi. Il loro fine ultimo, salvaguardare la credibilità istituzionale e promuovere standard nazionali per la verificabilità degli esiti scientifici.

La cronaca sul caso è quotidiana

Nel frattempo, la cronaca giudiziaria ha registrato ieri una ennesima giornata di tensione presso la Procura di Pavia. La difesa di Alberto Stasi, guidata dai legali con in testa l’avvocato Giuseppe Colli, giunto nel palazzo di giustizia per esaminare i faldoni della riapertura, ha ribadito la propria linea con una formula perentoria. «Portiamo fuori questo ragazzo», ha detto.

L’istanza dei difensori fa perno sul venir meno della certezza del quadro probatorio originario. Ciò, alla luce delle recenti emersioni sui dati del Ris non allegati al fascicolo processuale e delle nuove ipotesi al vaglio degli inquirenti. Sul fronte opposto, la difesa di Andrea Sempio, rappresentata dall’avvocato Angela Taccia e dai consulenti di parte, lavora per smentire ogni profilo d’accusa.

La legale ha inteso fare chiarezza sulle intercettazioni ambientali, spiegando che i mormorii e i dialoghi registrati in auto non costituiscono ammissioni di responsabilità. Li definisce semplici ed umani sfoghi emotivi di un ragazzo sottoposto a una forte pressione mediatica mentre ascoltava podcast sul caso.

A supporto dell’estraneità di Sempio, la difesa evidenzia la netta incompatibilità della sua calzatura (taglia 44) con la misura inferiore dell’impronta ematica lasciata dal killer nell’abitazione. E rimarca inoltre come la traccia genetica mista sotto le unghie della vittima sia degradata, non replicabile e priva di valenza probatoria.

L’intreccio tra la ricerca della verità processuale e la richiesta di trasparenza istituzionale mostra ancora una volta a decenni di distanza come il delitto di Garlasco sia divenuto un banco di prova per il sistema della prova scientifica.

Da un lato il lavoro della Procura e dei legali procede verso la definizione delle posizioni. Dall’altro l’auspicata iniziativa parlamentare viene invocata per garantire che il rigore metodologico e la tracciabilità dei dati divengano la prima garanzia per tutti i cittadini.

Perché il caso Garlasco – questa è l’unica verità sicuramente consolidata – ha messo tutti gli italiani di fronte al caso eclatante di una giustizia cui si aspetta di poter assegnare aggettivi diversi da quelli negativi emersi fino ad oggi.

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