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Cronaca

Garlasco, Stasi prepara la revisione: sette punti della condanna sotto la lente

La difesa punta a presentare l’istanza a metà novembre davanti alla Corte d’Appello di Brescia. Al centro le nuove valutazioni sul Dna trovato sui pedali, le impronte nella villetta e gli elementi che portarono alla sentenza definitiva

di Eleonora Ciaffoloni -


Il caso Garlasco si prepara a un nuovo passaggio giudiziario: Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi, potrebbe chiedere la revisione della sentenza già a metà novembre. I suoi legali, Antonio De Rensis e Giada Bocellari, lavorano all’istanza che dovrà essere esaminata dalla Corte d’Appello di Brescia, facendo leva sugli elementi emersi dalla nuova inchiesta della Procura di Pavia.

La richiesta arriva mentre i pm hanno chiesto il processo per Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, accusato dello stesso delitto. La condanna di Stasi resta, al momento, definitiva, ma sette elementi che contribuirono a determinarla sono oggi oggetto di nuove valutazioni.

Dal Dna sui pedali alle impronte: cosa può cambiare con la revisione per Stasi

Uno dei nodi principali riguarda il Dna di Chiara Poggi individuato sui pedali della bicicletta di Stasi. Secondo quanto emerso dalle nuove indagini, le analisi di laboratorio avrebbero restituito risultati discordanti. Dopo un primo esito negativo, una prova successiva avrebbe rilevato una quantità significativa di materiale genetico. Altri due test, eseguiti il giorno seguente, avrebbero però confermato il risultato zero. Dati che, secondo la ricostruzione riportata, non sarebbero stati depositati all’epoca e sarebbero riemersi dall’esame dei registri di laboratorio.

Anche la bicicletta nera da donna, indicata da alcune testimoni, è al centro delle contestazioni. Le descrizioni non sarebbero univoche e non ci sarebbe la certezza che il mezzo fosse quello utilizzato dall’assassino per allontanarsi dalla villetta.

Un altro punto riguarda le scarpe di Stasi, sulle quali non furono trovate tracce ematiche nonostante il suo racconto del ritrovamento del corpo. La difesa potrebbe valorizzare le osservazioni sulle impronte presenti sul pavimento e sul ritardo nel sequestro delle calzature. Restano inoltre da riesaminare le impronte sul dispenser del sapone, l’ipotesi che l’aggressore si fosse lavato le mani e la compatibilità delle impronte sul pavimento con scarpe di taglia 42.

Infine, la nuova ricostruzione mette in discussione la finestra temporale del delitto e l’ipotesi che Chiara abbia aperto volontariamente la porta al suo assassino.

I sette punti di condanna di Stasi, ora sotto la lente

1. L’assassino conosceva Chiara Poggi. Per la Cassazione, Chiara avrebbe fatto entrare in casa una persona che conosceva, identificata in Stasi. La nuova ricostruzione mette in dubbio che la vittima abbia aperto volontariamente la porta al suo aggressore.

2. La bicicletta e l’alibi di Stasi. Il possesso di biciclette da donna compatibili con le descrizioni delle testimoni e un alibi che non lo escludeva dalla scena del delitto furono considerati elementi a suo carico. Le nuove indagini contestano la precisione delle testimonianze e la certezza del collegamento tra la bici e l’omicidio.

3. Le scarpe pulite dopo il ritrovamento del corpo. I giudici considerarono sospetto che Stasi avesse raccontato di aver attraversato la villetta per cercare Chiara senza lasciare tracce di sangue sulle scarpe o sui tappetini dell’auto. La nuova lettura evidenzia che le calzature furono sequestrate soltanto diverse ore dopo.

4. La bicicletta nera non dichiarata. Secondo la sentenza, Stasi non avrebbe menzionato tra i propri mezzi proprio la bicicletta nera da donna compatibile con le descrizioni delle testimoni. Per i pm, però, non è certo che quella bicicletta fosse stata usata dall’assassino.

5. Le impronte sul dispenser del sapone. Le impronte dell’anulare destro di Stasi sul contenitore furono interpretate come segno che avesse maneggiato e pulito il dispenser dopo essersi lavato le mani. La nuova ricostruzione contesta che l’assassino si sia lavato nel lavandino, anche alla luce dell’assenza di tracce di sangue nello scarico e della presenza di capelli nella vasca.

6. Il Dna di Chiara sui pedali della bici di Stasi. Uno degli elementi più importanti della condanna. Le nuove verifiche sono discordanti con le analisi del 2007, comprese due controanalisi negative che non sarebbero state inserite nel fascicolo processuale. Corriere.it+1

7. Le scarpe numero 42. Per i giudici, l’assassino calzava scarpe di quella misura e Stasi possedeva calzature compatibili per marca e taglia. Secondo la nuova ricostruzione, le impronte sul pavimento non consentirebbero di attribuire con certezza all’aggressore una scarpa numero 42.


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