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Cronaca

Inchiesta su quote Lazio, perquisizioni a Masi, Maiolini e Bisignani: l’accusa è aggiotaggio

La Dda di Roma indaga sulla presunta diffusione di notizie false per alterare il valore del titolo biancoceleste

di Ernesto Ferrante -


I carabinieri del Nucleo investigativo di Roma, su delega della Direzione distrettuale antimafia, hanno eseguito perquisizioni nei confronti del presidente della Banca del Fucino Mauro Masi, dell’amministratore delegato Francesco Maiolini e del faccendiere Luigi Bisignani. L’inchiesta ipotizza il reato di aggiotaggio legato alla presunta manipolazione del prezzo delle azioni della SS Lazio Spa, società quotata in Borsa.

Secondo quanto emerge dagli atti, l’indagine riguarda una serie di condotte che, dal giugno 2024 e “tuttora in corso”, avrebbero avuto l’obiettivo di provocare “una sensibile alterazione” del valore del titolo biancoceleste attraverso la diffusione di notizie false.

Le contestazioni: la presunta “operazione Lotito”

Nel capo di imputazione, i magistrati contestano ai tre indagati di aver agito “in concorso tra loro e con terzi” per alimentare, tramite social network, la testata Millenovecento e il quotidiano Il Tempo, con cui Bisignani collabora, una serie di informazioni ritenute prive di fondamento.

Tra queste, la presunta imminente cessione da parte di Claudio Lotito del pacchetto di controllo della Lazio, lo stato di decozione delle società riconducibili al presidente e perfino l’asserita intenzione di far retrocedere deliberatamente la squadra in una serie minore per ottenere il cosiddetto paracadute da 35 milioni di euro previsto dalla Lega Serie A. Fonti autorevoli confermano che gli inquirenti stanno ricostruendo la catena di diffusione delle notizie e verificando eventuali correlazioni con movimenti anomali del titolo in Borsa.

Le denunce del presidente della Lazio e la protesta dei tifosi

L’inchiesta nasce da una serie di denunce presentate da Lotito tra giugno e luglio 2025. Il presidente della Lazio aveva segnalato una campagna diffamatoria “in corso da almeno un anno”, con l’obiettivo di danneggiare la sua reputazione e costringerlo alla cessione del club. Tra gli episodi denunciati, gli striscioni “Lotito libera la Lazio” comparsi in luoghi simbolici del centro di Roma, le telefonate minatorie ricevute a tutte le ore, messaggi ingiuriosi via social ed email.

Sul fondo della vicenda, la protesta di una parte della tifoseria biancoceleste con Olimpico disertato, abbonamenti non rinnovati, presenze massicce solo in trasferta. Una contestazione che prosegue nonostante i risultati positivi in campionato e che, secondo gli inquirenti, potrebbe essere stata fomentata da una regia esterna.

Il quadro investigativo

L’inchiesta, ancora in corso, punta a verificare se la diffusione di notizie infondate e la pressione mediatica abbiano avuto l’obiettivo di influenzare il mercato e spingere Lotito alla cessione del club. Gli indagati non sono destinatari di misure cautelari, ma le perquisizioni mirano a ricostruire la catena di comunicazioni, documenti e rapporti che potrebbero confermare l’esistenza di un disegno unitario.

Il quadro che emerge è quello di una pressione coordinata, mediatica e ambientale, che avrebbe intrecciato informazione, finanza e malcontento della tifoseria. Un mosaico che la Dda sta cercando di ricomporre per verificare se dietro la contestazione vi fosse un progetto mirato a condizionare il mercato e la governance del club.

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