Bettini all’uscio di Putin, il pontiere con i 5S si converte
L'architetto del "campo largo" ci spiega che l'Europa avrebbe sbagliato a paragonare l'aggressore al "male assoluto"
La segretaria dem Elly Schlein con Goffredo Bettini
Il “pontiere” Bettini al Cremlino: le conversioni geopolitiche del “grande tessitore” dem.
L’ultima “tela” di Bettini
C’era una volta il grande tessitore del centrosinistra, l’ideologo del “Modello Roma”, l’uomo pronto a ricucire ogni strappo e a sussurrare visioni strategiche al Nazareno.
A leggere la sua ultima trovata ospitata sul Corriere della Sera, la domanda sorge spontanea: ora che è diventato, il nuovo ambasciatore russo?
Con la consueta posa cattedratica, l’architetto del “campo largo” ci spiega che l’Europa avrebbe sbagliato a paragonare l’aggressore al “male assoluto” e che continuare a inviare armi a Kiev sarebbe ormai del tutto inutile e pericoloso.
La ricetta diplomatica firmata Bettini per la svolta?
Semplice: congelare il conflitto sulla linea del fronte attuale, allestire una fascia smilitarizzata under bandiera Onu, spalancare a Kiev le porte dell’Unione Europea ma sbarrare rigidamente quelle della Nato, condannando l’Ucraina a una neutralità forzata.
Un piano di “pace” che a Mosca senz’altro strapperà fragorosi applausi e, con ogni probabilità, una nota ufficiale di vivo apprezzamento.
Storce il naso immediatamente l’ala riformista dem. Bruciante il senatore Filippo Sensi che addirittura adombra l’accostamento degli scettici alle posizioni di Futuro nazionale: “Leggo che i nostri dotti, medici e sapienti si stanno lambiccando per trovare la formula più ipocrita possibile per convincere gli alleati più vicini a Vannacci sull’Ucraina. Se volete, le armi chiamatele Eugenio, le daremo”.
Il Pd spaccato
Quindi, Mentre il nostro infaticabile diplomatico autoproclamato traccia i confini dell’Europa orientale, il “suo” Partito Democratico si ritrova per l’ennesima volta nell’imbarazzo e con le trincee scavate in casa propria.
Atteso in Aula il ddl sull’antisemitismo, il provvedimento che ha puntualmente fatto esplodere le storiche contraddizioni del partito, spaccando i dem metà tra le perplessità dell’ala sinistra e i distinguo dei riformisti.
Così, mentre la segreteria tenta di fare i conti con i nervi scoperti dell’Aula e le crepe dell’alleanza, Bettini guarda oltre i confini nazionali e veste i panni del paciere transcontinentale.
Ma tra una lezione di diplomazia e una reprimenda all’Occidente “bellicista” il tanto teorizzato campo largo sta perdendo la bussola e la coerenza geopolitica.
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