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Torino

Grande fotografia a Torino. Le mostre dell’autunno 2026 di Camera

di Redazione -

Palermo.1980. Quartiere La Cala - La bambina con il pallone


Il Centro Italiano per la fotografia dedica le mostre autunnali a “Letizia Battaglia. L’opera 1970-2020” e nella Project Room a Davide Tranchina “Light Years Away”

Le mostre dell’autunno 2026 di Camera, Centro Italiano per la fotografia, sono dedicate la prima all’opera della fotografa Letizia Battaglia  dal 1970  al 2020 e la seconda agli oltre vent’anni di ricerca, tra realtà e artificio, delle fotografie di Davide Tranchina, con un’opera inedita concepita per gli spazi di Camera.
La mostra intitolata “Letizia Battaglia. L’opera 1970-2020” è dedicata a una delle figure più  importanti della fotografia italiana del secondo Novecento e sarà  visitabile fino al 7 febbraio 2027.
La vita straordinaria  di Letizia Battaglia è  raccontata  attraverso oltre 200 immagini, dai celebri reportage sulla mafia alle feste religiose, dai volti della Sicilia agli aspetti più intimi e poetici della vita quotidiana. Dopo le precedenti tappe  allo Château de Tours, al festival  Les Rencontres d’Arles e al Museo Civico San Domenico di Forlì, approda a Torino la grande mostra  dedicata a Letizia Battaglia, curata da Walter Guadagnini e realizzata in collaborazione con Jeu de Paume e con l’Archivio Letizia Battaglia. Attraverso oltre duecento fotografie, l’esposizione ripercorre cinquanta anni d’attività dal 1970 al 2020, restituendo la complessità di uno sguardo che ha raccontato Palermo e la Sicilia senza mai fermarsi alla sola cronaca. Il percorso prende avvio dagli esordi tra Palermo e Milano, alla fine degli anni Sessanta  e nei primi anni Settanta, quando Battaglia si avvicina alla fotografia lavorando per riviste  confrontandosi con l’ambiente  culturale vivace e  politicamente impegnato che la circonda.
Sono anni in cui realizza ritratti e immagini legate alla vita culturale e sociale, come il ritratto  di Pier Paolo Pasolini al Circolo Turati di Milano del 1972, costruendo progressivamente uno stile diretto e personale.
Nel 1974 torna a Palermo e inizia a collaborare con il quotidiano L’Ora di cui, nell’arco di pochi anni, assume la direzione del servizio fotografico. È soprattutto attraverso il lavoro per il giornale che prende forma il suo lungo racconto della città, una fotografia profondamente legata alla realtà e alla necessità di documentarla, ma capace allo stesso tempo di cogliere la dignità, l’ironia, l’affetto e la vitalità dei soggetti rappresentati.
È  però il racconto della mafia  a rendere il lavoro di Battaglia un documento  di straordinaria importanza per la storia italiana. Negli anni Settanta e Ottanta la fotografa registra l’escalation della violenza e il progressivo intreccio tra mafia e potere politico, lavorando spesso insieme a Franco Zecchin.
Le sue immagini degli omicidi, dei luoghi della criminalità e dei protagonisti della vita pubblica restituiscono la dimensione di una stagione in cui la violenza mafiosa diventa sempre più pervasiva. Tra gli scatti più celebri, i ritratti di Boris Giuliano e Leoluca Bagarella, come l’immagine di Sergio Mattarella accanto al corpo del fratello Piersanti, testimoniano la capacità di Battaglia di trasformare la fotografia di cronaca in una forma di denuncia civile.
Il percorso prosegue anche durante gli anni Ottanta, nel corso dei quali  Battaglia documenta gli omicidi ma anche le figure politiche e istituzionali coinvolte nella vita cittadina, fino al maxiprocesso del 1986 e agli anni che conducono alle stragi del 1992.
Dopo Capaci e via D’Amelio il rapporto con la fotografia di cronaca cambia profondamente. La lunga esposizione alla violenza e alla morte porta Battaglia ad abbandonare progressivamente il lavoro di attualità per iniziare a fotografare, negli anni Ottanta, i diversi volti della città,  dalle periferie agli ambienti della borghesia e dell’aristocrazia, dalle strade ai luoghi di incontro e di svago. Sono immagini in cui convivono povertà e ricchezza, impegno politico e tempo libero, accanto ai ritratti di giovani donne, intellettuali e personaggi della cultura, quali Goffredo Fofi, Mauro Rostagno, Leonardo Sciascia e Renato Guttuso.
Un nucleo rilevante è  dedicato alla Real Casa dei Matti, istituto psichiatrico di Palermo. Le fotografie realizzate al suo interno documentano una realtà segnata dall’emarginazione e dalle condizioni disumane degli ospedali psichiatrici, ma sono anche il risultato di una relazione diretta e profonda con le persone ritratte.
Un’altra dimensione fondamentale  della ricerca della Battaglia è quella delle feste religiose, osservate come momenti collettivi in cui la comunità si riconosce e l’identità del territorio si manifesta attraverso rituali, corpi, gesti e folle. Lo sguardo della fotografa in queste immagini si muove dalla dimensione individuale alla scena corale, restituendo l’energia e le diverse tonalità, dal grottesco al drammatico fino al lirico delle celebrazioni siciliane.
Ne sono un esempio gli scatti del 1985 dedicati ai Misteri Pasquali di Collesano e a quelli di Trapani del 1989.
Il lavoro di Letizia Battaglia si estende anche oltre i confini della Sicilia. Nel 1985 riceve, ex aequo con Donna Ferrato  il W. Eugene Smith Fund Grant in Humanistic Photography,  importante riconoscimento internazionale che le permette di proseguire la propria ricerca in diversi Paesi, dalla Turchia all’Egitto, dalla Russia all’ex Jugoslavia, dalla Romania agli Stati Uniti, dalla Scozia alla Groenlandia.
La fotografa continua  a rivolgere la propria attenzione alle persone comuni, ai bambini e ai giovani come nel ritratto “Lizzie in uno shelter  nella 47th a New York” nel 1985, ritrovando anche lontano da Palermo temi e situazioni capaci di entrare in dialogo con il suo lavoro siciliano.
Dopo il 1992 Battaglia amplia ulteriormente il proprio campo di azione, dedicandosi all’attività politica e culturale e fondando riviste come Grandevu  e Mezzocielo. Nel 2017 apre ai Cantieri  Culturali alla Zisa il Centro Internazionale di Fotografia, continuando a sostenere la fotografia come mezzo di conoscenza, partecipazione e trasformazione. Anche negli ultimi anni  il suo sguardo torna a concentrarsi sui giovani, sul cambiamento della mafia e sulla rappresentazione del corpo femminile come spazio di autonomia e libertà.
Il percorso è  arricchito da 22 riviste alle quali Letizia Battaglia ha collaborato e in alcuni casi fondato e diretto e da un docufilm dedicato alla sua vita dal titolo “Amore amaro” per la regia  di Francesco  Raganato ( 2012)
Un’occasione ulteriore per avvicinarsi al lavoro di Letizia Battaglia sarà  l’incontro del 19 novembre prossimo alle ore 18.30 a Camera con Marta Sollima, nipote della fotografa e vicepresidente dell’Archivio Letizia Battaglia, in dialogo con Walter Guadagnini.

Parallelamente,  in Project Room di Camera, è  presente la mostra di Davide Tranchina intitolata “Light – years Away”, una personale che ripercorre oltre vent’anni di ricerca dell’artista  bolognese, nato nel 1972.
La ricerca di Tranchina parte dalla riflessione sul rapporto tra fotografia  e realtà e sulla possibilità  di costruire immagini capaci di mettere in discussione ciò che noi normalmente riconosciamo come fotografico.
Le sue opere possono partire da elementi molto semplici e riconoscibili, oggetti, paesaggi e fenomeni naturali , per trasformarli in immagini ambigue, sospese tra esperienza reale e invenzione. La fotografia non è  quindi soltanto uno strumento per registrare ciò che si trova davanti all’obiettivo, ma diventa un dispositivo attraverso il quale la realtà viene costruita, alterata e nuovamente osservata.
Per Camera Trachina rilegge alcune tappe fondamentali del proprio percorso attraverso un progetto  he culmina in un’opera completamente inedita, concepita e realizzata appositamente per gli spazi della Project Room.
Il nuovo lavoro prosegue la sua indagine sulla percezione e sulla natura dell’immagine, mettendo in relazione la dimensione fisica dell’installazione con quella mentale e immaginativa dello sguardo.
La mostra è  realizzata in collaborazione con la Galleria Studio G7 di Bologna, curata da Walter Guadagnini, che da anni segue il lavoro di Tranchina e con il quale l’artista condivide anche l’esperienza didattica all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove entrambi insegnano nel corso biennale di Fotografia. L’incontro con l’artista è  in programma il 3 dicembre alle 18.30 da Camera.
Davide Tranchina presenterà anche una  installazione inedita site- specific presso Berberè Pizzeria, dentro Binaria Centro Commerciale del Gruppo Abele. L’opera “ Apparent Horizons” trasformerà uno spazio di Berberè in una struttura suggestiva luminosa coperta da otto lightbox. L’intervento dell’artista nasce dalla vocazione sociale e umana dello spazio per creare un’apertura inaspettata verso l’infinito.

Camera Centro Italiano per la Fotografia

Via delle Rosine 18
Tel 0110881150

Mara Martellotta

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