“Ho ucciso mio fratello”: il cadavere in una videochiamata
Cittadini bengalesi, vivevano e lavoravano insieme a Tricase
“Ho ucciso mio fratello”: la videochiamata intercontinentale tinge di tinte macabre la cronaca nera dal Salento per un episodio che sembra uscito da un film dell’orrore.
“Ho ucciso mio fratello”
Fratricidio a Tricase: uccide il fratello e mostra il cadavere in videochiamata. Il dramma si è consumato in un’abitazione di Tricase, in provincia di Lecce, dove un uomo di 33 anni ha ucciso il fratello minore di 29 al culmine di una violenta lite.
La particolarità agghiacciante di questo delitto risiede nel comportamento dell’assassino subito dopo l’atto. Ll’uomo ha avviato una videochiamata con la madre, residente in Bangladesh, confessando il crimine e mostrando in tempo reale il corpo esanime del fratello e il coltello utilizzato per colpire.
La scena raccapricciante è stata persino pubblicata su Facebook, gettando nella disperazione i familiari nel sottodistretto di Tongibari.
La dinamica dell’omicidio
I fatti, ricostruiti grazie anche alla testimonianza di un connazionale che avrebbe assistito alla tragedia e dato l’allarme. Entrambi i fratelli, di nazionalità bengalese, erano conosciuti in città come lavoratori integrati e prestavano servizio come banconisti in un bar di Tricase-Porto.
Prima di questo tragico episodio, i due non avevano mai creato problemi o dato adito a segnalazioni nella cittadina salentina.
Le indagini
Sono condotte dai carabinieri della Compagnia di Tricase e hanno portato all’arresto immediato del 33enne con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Il movente del litigio, secondo le prime ipotesi degli inquirenti supportate dalle parole pronunciate dall’uomo nel video, sarebbe legato a questioni economiche tra i due fratelli. La polizia scientifica ha lavorato nell’appartamento per repertare l’arma del delitto e ricostruire l’esatta sequenza dei colpi inferti.
Cosa accadrà ora?
l’omicida si trova in stato di arresto mentre la magistratura coordina i rilievi tecnici sui dispositivi elettronici per analizzare il video della confessione, prova centrale di questa terribile vicenda.
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