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Esteri

Referendum in Virginia: la Corte Suprema incalza i democratici sulle procedure utilizzate

di Cinzia Rolli -


La Corte Suprema della Virginia ha tenuto lunedì 27 aprile le arringhe orali in un caso cruciale che potrebbe annullare il referendum sulla ridistribuzione dei distretti elettorali, approvato dagli elettori con un margine ristretto (circa il 51,5%) solo la settimana scorsa.

I repubblicani infatti hanno contestato la consultazione popolare sostenendo che l’assemblea Generale, guidata dai Democratici, non abbia rispettato le regole procedurali.

Era infatti necessario un emendamento costituzionale e i legislatori statali dovevano approvare una risoluzione in due sessioni legislative consecutive, con un’elezione intermedia.

Per i repubblicani i cittadini non sono stati informati per tempo secondo le vecchie regole; i democratici hanno risposto specificando di aver soddisfatto anche questo requisito grazie ad un’ adunanza  speciale dello scorso anno che, secondo il loro punto di vista, è rimasta aperta dal 2024 e ripresa nelle sedute ordinarie del 2025. Ma i repubblicani sono del parere che una sessione speciale del genere non conta come due convocazioni. Inoltre il primo voto del parlamento statale sull’emendamento proposto si è svolto in ottobre, mentre il voto anticipato nelle elezioni iniziali era ancora in corso.

Per questo motivo si può affermare che di fatto non ci sono state due riunioni separate con un’elezione intermedia come invece richiesto e regolamentato.

L’avvocato dei democratici, Matteo Seligman, ha sostenuto che “L’assemblea Generale ha rispettato ogni passo richiesto dalla Costituzione. Il Tribunale d’Appello ha tentato invece di interferire con il processo democratico, fermandolo. Gli sfidanti cercano ora di ribaltare il risultato di quel procedimento corretto dal punto di vista formale.”

Uno dei Giudici ha respinto subito l’argomentazione di Seligman sottolineando l’irregolarità dell’iter burocratico. Gli altri togati hanno comunque posto delle domande difficili e complesse su argomenti di procedura.

Altra questione. Secondo la legge della Virginia, quando il governo vuole cambiare la Costituzione (in questo caso per decidere come disegnare i confini dei distretti elettorali), deve avvisare i cittadini con largo anticipo. Nello specifico, la proposta deve essere pubblicata ufficialmente almeno 90 giorni prima delle elezioni, in modo che tutti abbiano il tempo di leggerla e capire cosa votare.

I democratici hanno approvato la versione finale di questa modifica troppo tardi. Di conseguenza, non hanno rispettato la scadenza prevista: insomma i cittadini non sono stati informati per tempo secondo le vecchie regole. Per non ricominciare da capo l’iter, i Blu hanno approvato una nuova legge che cancella l’obbligo di questo termine perentorio.

Hanno stabilito quindi che questa norma fosse retroattiva così da “sanare” l’errore commesso in precedenza.

La Corte deve decidere ora se il referendum votato la scorsa settimana è valido nonostante i cittadini non siano stati avvisati 90 giorni prima e se il cambiamento della legge all’ultimo minuto sia incostituzionale.

Se la Corte Suprema dovesse dar ragione ai repubblicani sui vizi di forma, il voto della scorsa settimana verrebbe dichiarato nullo e per le elezioni del 2026 rimarrebbero in vigore le mappe attuali molto meno favorevoli ai democratici.


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