Enrico Costa al lavoro per riportare la quiete dopo la tempesta in Forza Italia
È partito con il piede sull’acceleratore il neo presidente del gruppo Forza Italia alla Camera Enrico Costa. Come anticipato al momento della sua elezione, il nuovo capogruppo azzurro ha subito avviato un giro di consultazioni con i deputati forzisti. L’obiettivo è quello di parlare con ciascuno di loro. I faccia a faccia sono iniziati già all’indomani della sua promozione e, assicurano fonti parlamentari, proseguono incessantemente. Di persona o telefonicamente. L’obiettivo dichiarato è quello di guidare un gruppo unitario, lasciandosi alle spalle le frizioni degli ultimi mesi. Aspetto nel quale fa capolino anche un’altra questione che ha causato non poco scompiglio, quella dei congressi, con le rimostranze di diverse regioni giunte forti e chiare fino a Roma. La parola d’ordine adesso è voltare pagina e iniziare a lavorare in prospettiva delle elezioni del prossimo anno.
Unità e rinnovata centralità dei temi liberali
Rinnovando l’agenda politica per conferire nuova centralità a quei temi liberali sui quali Forza Italia è nata. Un obiettivo da tempo nel mirino dei fratelli Berlusconi che, nel corso della serrata trattativa con il segretario Antonio Tajani per la sostituzione di Paolo Barelli, hanno convenuto che Enrico Costa potesse riportare il gruppo alla Camera su questa strada. Dopo averci parlato, il deputato Roberto Pella ci conferma la determinazione nel procedere a testa bassa verso quella che il nuovo capogruppo azzurro sembra interpretare come una vera e propria missione. “Enrico Costa – conferma Pella – è un sincero liberale, un convinto riformista e un autentico garantista. Da ottimo conoscitore della politica nazionale, è perfettamente consapevole dell’importanza di quella territoriale, a partire dal ruolo dei nostri dirigenti e amministratori locali”.
Il nuovo corso e i vecchi equilibri
In Forza Italia è quindi iniziato una sorta di nuovo corso che, però, deve necessariamente fare i conti con gli assetti attuali del gruppo. C’è infatti chi spinge per un rinnovamento anche in altre figure chiave, a partire dal vicepresidente vicario e dal tesoriere. “Non cambierà altro”, assicura con un certo fervore un deputato vicino alla vecchia guardia. “A vedere gli attuali incarichi, la dirigenza del gruppo è assolutamente equilibrata rispetto alle varie anime”, assicura un altro deputato della stessa area che però conferma come nel mirino ci sia soprattutto il tesoriere Stefano Benigni. I suoi sono decisi a blindarlo, ma non è detto che l’esito sarà questo. Determinante sarà infatti la posizione che assumerà Costa una volta conclusi i colloqui di questi giorni.
Il predecessore di Costa come presidente del gruppo verso un ruolo di governo
Meno incerto, invece, il destino di Paolo Barelli, il cui approdo al governo come vice o sottosegretario di Ciriani ai Rapporti con il Parlamento si dà per scontato. La casella, viene riferito, sarebbe in quota Fratelli d’Italia, ma verrebbe ceduta all’azzurro in virtù di un accordo tra Giorgia Meloni e Antonio Tajani. La decisione sarebbe già stata assunta a Palazzo Chigi e mancherebbe solo il via del consiglio dei ministri slittato alla prossima settimana. In quella sede potrebbe essere ufficializzata anche la nomina di Maria Chiara Fazio di Noi Moderati come sottosegretario alla Farnesina. Nel risiko delle caselle di sottogoverno rimaste scoperte, si inseriscono anche la successione di Delmastro alla Giustizia e quella di Mazzi alla Cultura, dopo la promozione a ministro del Turismo.
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