Immigrazione irregolare, l’operazione congiunta con il supporto di Frontex
Charter verso il Nord Africa, rimpatriati 28 stranieri: a bordo anche un giovane trattenuto dopo i disordini di Milano
Sono partiti tutti insieme, su un aereo noleggiato appositamente, e sono atterrati nel Paese da cui provenivano. Ventotto cittadini nordafricani sono stati rimpatriati con un’operazione congiunta condotta dalla Direzione centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle frontiere, che ha potuto contare sul sostegno dell’Agenzia europea Frontex, la struttura con sede a Varsavia che affianca gli Stati membri nell’organizzazione dei voli di ritorno.
I fascicoli
Durante il viaggio gli stranieri sono stati affidati a operatori addestrati per questo genere di missioni, in arrivo sia dalle strutture centrali sia dalle sedi territoriali del Dipartimento della Pubblica sicurezza. Secondo quanto comunicato dalla Polizia di Stato, quasi tutte le persone imbarcate avevano alle spalle denunce o condanne. I fascicoli riguardano reati contro la persona e contro il patrimonio, illeciti a danno della pubblica amministrazione, oltre a violazioni delle norme su armi e droga. Nella nota diffusa dalle autorità non compaiono né il Paese di destinazione né lo scalo dal quale l’aereo è decollato, e neppure la data esatta della partenza.
Fra i rimpatriati c’è anche un giovane finito in un Centro di permanenza per il rimpatrio dopo i disordini che il 18 ottobre hanno sconvolto il centro di Milano.
Quella domenica, a ventiquattro ore dagli scontri esplosi durante il corteo contro il carovita, gruppi di ragazzi avevano infranto vetrine e saccheggiato negozi tra via Torino e piazza Cordusio.
Nell’arco di quel fine settimana le forze dell’ordine avevano condotto in questura oltre duecento persone, in larga parte minorenni. L’ingresso del giovane in Italia era avvenuto attraverso la frontiera di Crotone, quando era ancora minorenne e privo di adulti di riferimento.
Il decreto di espulsione
Nel giugno di quest’anno era stato raggiunto da un decreto di espulsione, motivato dalla sua pericolosità sociale, e trasferito in un Cpr. In quell’occasione, però, la partenza non c’era stata. Il ragazzo aveva impugnato il provvedimento davanti al giudice di pace, che ne aveva sospeso l’efficacia, e aveva così potuto lasciare la struttura.
In seguito aveva presentato domanda di protezione internazionale, respinta dalla Commissione territoriale competente. A suo carico risultano precedenti per rapina, minaccia, atti persecutori, produzione e spaccio di stupefacenti e mancato rispetto degli ordini dell’autorità. La normativa europea sui rimpatri forzati impone agli Stati di dotarsi di un sistema di sorveglianza indipendente.
Per questo all’intera operazione ha assistito un rappresentante del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, con il compito di verificare che ogni fase si svolgesse nel rispetto della dignità e dei diritti di chi veniva allontanato dal territorio italiano.
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