In Brianza, dove la pizza è goduria senza “Fine”
Entrare da Fine Pizza significa cambiare ritmo. La sala è ampia, luminosa, ordinata, ma resta sullo sfondo. Qui il centro della scena arriva al tavolo, quando la pizza appare larga, sottile, quasi sorprendente per proporzioni. Non cerca altezza, bordo gonfio o effetti gourmet. Si stende, occupa spazio e promette una masticazione netta. Promessa mantenuta. Il primo morso conferma l’intenzione. Croccantezza pulita, fragranza asciutta, nessuna pesantezza che si accumula. L’impasto lavora in sottrazione e si sente. Poco lievito madre, struttura stabile, base che regge la farcitura e poi sparisce, lasciando solo gusto e leggerezza.
La filosofia di Pizza Fine
La pizza diventa un esercizio di equilibrio. L’ampiezza invita a esplorare, a spezzare con calma e seguire la sequenza dei sapori. La Margherita Fine chiarisce subito la filosofia. Pomodoro e mozzarella restano centrali, riconoscibili e, Dio Santo, privi di sovrastrutture. Il morso resta pulito, continuo, senza stanchezza. La Bell’Italia gioca su una sensualità più rotonda.
Il crudo stagionato, la burrata, i pomodorini creano un dialogo morbido, mai invadente. La Fiore, con bufala, zucchine e fiori di zucca, lavora per sottrazione aromatica. Profuma di orto, di stagioni precise, di cucina pensata più che assemblata. La Fiamma cambia passo. Gorgonzola, ’nduja, olive taggiasche, salamino piccante. Una spinta decisa, controllata, che resta leggibile fino all’ultimo morso, grazie a una base che mantiene ordine anche sotto pressione.
La sensazione più evidente resta la digeribilità. Non come slogan, ma come esperienza concreta. Si finisce la pizza e si resta lucidi. Si parla, si beve, si pensa persino a un fritto da condividere. Mondeghili allo zafferano, mozzarella in carrozza, patatine. Arrivano come estensione naturale del tavolo, cibo conviviale, rassicurante, fatto per essere spezzato e passato. Sene vanno insieme ai sendi di colpa con un ciaone e se ne parla domani.
I piatti della cucina
Anche i piatti di cucina seguono la stessa logica. Vitello tonnato, roast beef, tartare. Preparazioni riconoscibili, senza travestimenti, che accompagnano la pizza e non cercano di sovrastarla.
Le materie prime fanno il loro lavoro alla grande. Farine ben selezionate, pomodoro di carattere, sale che aggiunge precisione più che sapidità. Si percepisce una mano tecnica che conosce il limite e sceglie di restarci dentro. Anche nel bicchiere si resta coerenti. Birre pulite, artigianali o classiche, vini scelti per dialogare con acidità e struttura. I cocktail brianzoli dichiarano una convivialità ironica, concreta, fatta di gesti ripetuti e tavoli pieni.
Fine Pizza funziona perché ha deciso cosa essere. Una pizza sottile, ampia, pensata per il piacere prolungato. Un luogo dove il cibo resta protagonista.Mangiare bene, alzarsi leggeri, tornare per curiosità più che per abitudine. Qui l’originalità passa dalla coerenza, e si sente tutta.
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