Gli “invisibili” della sanità d’eccellenza della Croce Rossa Militare: ecco chi sono
Quarant'anni di distanza, lo stesso giuramento. Le biografie dei due operatori sanitari caduti disegnano il profilo di un'interazione generazionale e professionale unica all'interno della sanità di emergenza
epa13341677 Soldiers walk as the wreckage of a crashed Italian CH-47 Chinook helicopter assigned to the EUFOR mission lies in a field near Brcko, Bosnia and Herzegovina, 30 October 2026. According to statements from the Italian Ministry of Defence and EUFOR, four Italian service members were killed and 11 others injured when the aircraft crashed during a routine training flight on 29 October 2026. EPA/NIDAL SALJIC
Non sono soldati di professione né soccorritori casuali, ma professionisti d’eccellenza del Servizio Sanitario Nazionale che periodicamente indossano la divisa per servire lo Stato in teatri di crisi esteri. Sono le donne e gli uomini del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana. Ausiliari delle Forze Armate che prestano servizio sottraendo tempo libero e ferie alla propria attività civile per uno spiccato senso delle Istituzioni.
L’ibrido invisibile: l’eccellenza sanitaria civile in divisa militare
Nell’ambito della missione europea di stabilizzazione Eufor Althea in Bosnia-Erzegovina — operazione a guida italiana, la Croce Rossa Italiana assicura la continuità dell’assistenza medica attraverso due team sanitari specializzati che ruotano ogni trenta giorni.
Una squadra opera presso la struttura sanitaria di prima linea nella base di Butmir. La seconda costituisce il nucleo di evacuazione medica avanzata in volo, la Forward Medevac a supporto della componente aerea.
Una presenza logistica fondamentale ma raramente sotto i riflettori. E’ la garanzia che consente all’intero contingente internazionale di operare sul terreno con la certezza di una stabilizzazione sanitaria immediata anche durante il volo.
Il 29 ottobre scorso, a bordo dell’elicottero CH-47 Chinook dell’Aviazione dell’Esercito appartenente al 1° Reggimento “Antares” di Viterbo precipitato durante un volo addestrativo di routine a Gorice nei pressi di Brčko, questa componente sanitaria viaggiava al fianco dell’equipaggio di volo. Nello schianto hanno perso la vita i due piloti dell’Esercito, il Sergente Simone Ruggia e il Sergente Claudio Marchesi e due operatori sanitari della Croce Rossa. Erano il Tenente Commissario Franco Adriano Zecchillo e la Sergente Laura Procacci.
Un terzo membro dell’équipe medica, il Tenente Colonnello Flavio Favari, è sopravvissuto ed è stato ricoverato all’ospedale di Tuzla non in pericolo di vita.
La staffetta intergenerazionale
Quarant’anni di distanza, lo stesso giuramento. Le biografie dei due operatori sanitari caduti nell’incidente disegnano il profilo di un’interazione generazionale e professionale unica all’interno della sanità di emergenza.
Franco Adriano Zecchillo, 64 anni, Tenente del III Centro di Mobilitazione di Milano, avrebbe compiuto 65 anni l’indomani della tragedia. Con oltre quarant’anni di carriera alle spalle come infermiere professionale e tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, univa all’attività clinica in ospedale l’insegnamento universitario e la pubblicazione di contributi scientifici. Arruolato nel Corpo Militare dal 1984, rappresentava la memoria storica e l’esperienza specialistica dell’istituzione.
Laura Procacci, 32 anni, era Sergente in forza al IX Centro di Mobilitazione di Roma, arruolatasi nel maggio 2025. Laureata in Medicina e Chirurgia all’Università “La Sapienza” e specializzata nella traumatologia e nella gestione del paziente critico, aveva sfilato in rappresentanza del Corpo Militare ai Fori Imperiali durante la Festa della Repubblica del 2 giugnoscorso. Era alla sua prima missione internazionale.
Nonostante i quattro decenni di differenza anagrafica, Zecchillo e Procacci avevano condiviso lo stesso percorso abilitativo pre-impiego. A luglio avevano completato insieme il 39° Corso Medevac presso il Centro di Formazione Aves di Viterbo. Lì, addestrati al soccorso medico in elicottero e all’integrazione operativa con le Forze Armate fino agli scenari di volo notturno.
La geografia del rischio nelle missioni di stabilizzazione
La tragedia richiama l’attenzione sulla natura delle missioni internazionali nei Balcani, spesso percepite dall’opinione pubblica come contesti statici e privi di pericoli immediati.
Sebbene l’operazione Eufor Althea operi in un quadro politico e territoriale pacificato, il mantenimento degli standard di sicurezza per i circa 300 militari italiani impiegati richiede un’attività addestrativa aerea costante.
Le manovre di decollo, il volo a bassa quota e le esercitazioni di evacuazione sanitaria comportano un margine di rischio operativo ineliminabile. Un rischio legato alle condizioni ambientali e alle infrastrutture del territorio.
Il comprensibile riserbo istituzionale mantenuto dalla Croce Rossa e dalle autorità di vertice nelle ore successive al sinistro, rientra nelle procedure formali necessarie. Procedure imposte dalla catena di comando militare e dalle indagini d’inchiesta in corso sulle cause del volo. Ora, da privilegiare la tutela delle famiglie e la verifica tecnica dei fatti rispetto alla sovraesposizione mediatica.
Leggi tutte le news di Cronaca
Torna alle notizie in home