Separazione delle carriere? Meglio quella dei coniugi (ma non troppo)
Nomine Csm e conflitti ignorati: il caso Bergamo mostra una magistratura dove la separazione resta teorica, persino dentro lo stesso ufficio
Toghe in aula Udienze del Palazzo della Consulta sede della Corte Costituzionale, Roma 11 Febbraio 2025. ANSA/GIUSEPPE LAMI
L’imparzialità “in famiglia”
Nel dibattito infinito, e ormai quasi rituale, sulla separazione delle carriere, emerge una soluzione alternativa che potremmo definire, con prudenza accademica, di tipo domestico. Lo si apprende da Il Foglio di oggi, a firma del collega Ermes Antonucci: la Quinta Commissione del Consiglio superiore della magistratura ha proposto all’unanimità la nomina di Luca Tringali alla guida della sezione gip/gup del Tribunale di Bergamo, dove già esercita le funzioni di Pubblico Ministero la moglie, Carmen Santoro.
La questione, sia chiaro, non riguarda i singoli. L’ordinamento, almeno nei manuali, non si affida alle qualità morali degli individui, ma alla costruzione di garanzie oggettive. Ed è proprio qui che il caso in esame assume rilievo paradigmatico. Il giudice per le indagini preliminari è chiamato a valutare l’operato della procura, a verificare la fondatezza delle richieste accusatorie, a incarnare quella distanza fisiologica tra chi accusa e chi giudica che costituisce uno dei cardini del giusto processo.
Ora, immaginare che tale distanza possa convivere serenamente con una prossimità coniugale così immediata richiede un notevole sforzo teorico. Uno sforzo che il Csm sembra aver compiuto con ammirevole disinvoltura, ignorando (o reinterpretando creativamente) le proprie circolari e il testo unico sulla dirigenza, i quali impongono verifiche puntuali in materia di incompatibilità, come ricordato anche dalla giurisprudenza amministrativa.
Il punto, allora, non è se vi sarà o meno un concreto condizionamento. Il punto è che il sistema non dovrebbe mai arrivare a porre la questione in questi termini. Perché l’imparzialità, per essere tale, deve potersi sottrarre anche al solo sospetto. Diversamente, si trasforma da principio in opinione.
“Casa, dolce giurisdizione”
Forse la riforma non è necessaria. Forse la separazione delle carriere è già stata superata, non sul piano normativo ma su quello, ben più creativo, della prassi. Una giustizia di prossimità, verrebbe da dire: accusa e giudizio non più separati, ma armoniosamente coordinati entro il perimetro familiare.
Dopotutto, cosa potrebbe mai garantire maggiore fiducia se non la certezza che il contraddittorio si svolga, almeno idealmente, attorno allo stesso tavolo? In fondo, più che una questione di incompatibilità, sembra un esperimento di integrazione funzionale.
Con buona pace dell’apparenza di imparzialità che, come spesso accade, resta formalmente intatta. Proprio mentre prende un’altra strada.
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