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Politica

E’ muro contro muro in maggioranza sulle intercettazioni

La presidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama ha escluso una volontà politica di evitare o, quantomeno, di ritardare l’approdo del provvedimento nell’emiciclo

di Giuseppe Ariola -


È muro contro muro in maggioranza sulle intercettazioni. Uno dei motivi per il quale il decreto giustizia e migranti è uscito dalla commissione guidata da Giulia Bongiorno per approdare in aula al Senato senza mandato ai relatori.

Intercettazioni, muro contro muro

Circostanza rispetto alla quale proprio la presidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama ha escluso una volontà politica di evitare o, quantomeno, di ritardare l’approdo del provvedimento nell’emiciclo.

Eppure la proposta, che di fatto rende utilizzabili le intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per cui sono state autorizzate in caso di reati gravi come quelli di mafia, risulta indigesta a Forza Italia.

Al punto che la questione non ha mancato di creare nuove fibrillazioni all’interno del centrodestra.

La posizione di Forza Italia

Con gli azzurri che hanno messo le mani avanti fin dal primo momento, facendo presente come solo pochi mesi fa si sia intervenuti a modificare la vecchia norma proprio in senso contrario a quanto proposto adesso dal partito di via della Scrofa.

Un passo indietro, secondo il segretario Antonio Tajani, sarebbe quindi “una contraddizione in termini da parte del centrodestra”.

Motivo per il quale, mantenendo dritta la barra con quanto già annunciato negli scorsi giorni, Tajani anche ieri mattina, in vista di un voto dell’emendamento in commissione aveva ribadito che “noi quell’emendamento non lo possiamo votare”.

L’emendamento di Fratelli d’Italia

Dal momento che la proposta non è stata posta in votazione la questione sembrava potersi chiudere lì o quantomeno essere rimandata.

Così però non è stato e dopo il nulla di fatto nell’organismo parlamentare guidato da Giulia Bongiorno, proprio a ridosso della scadenza per presentare modifiche al testo giunto in aula, Fratelli d’Italia ha depositato il medesimo emendamento già proposto in commissione.

Proposte simili sono giunte anche da Pd e Movimento 5 Stelle. A far rumore è però la volontà del partito di Giorgia Meloni di tirare dritto che appare, dunque, evidente. E non è escluso che la decisione sia figlia anche del voto segreto con il quale alla Camera sono state bocciate le preferenze sotto il fuoco dei franchi tiratori.

La questione preferenze

O, forse, che sia un’anticipazione della scelta di riproporle a Palazzo Madama, dove la votazione si svolgerebbe in modo palese. Un modo muscolare per fare arrivare agli alleati un messaggio forte e chiaro: andiamo avanti.

Certo, in caso la maggioranza finisca per spaccarsi, sarà interessante vedere se, tanto per le intercettazioni quanto, eventualmente, per le preferenze, ci saranno i numeri. E, in caso contrario, cosa accadrà.

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