Irpef, quasi metà degli italiani non versa un euro. Il carico pesa su otto milioni di contribuenti
Fisco, il rapporto di Itinerari Previdenziali presentato al Cnel mostra una realtà ben differente da quella dichiarata dagli italiani
Sono 24,8 milioni gli italiani che non versano all’erario neppure un euro di Irpef, su una popolazione di circa 58,9 milioni di abitanti. Il dato emerge dall’Osservatorio sulle entrate fiscali del Centro studi e ricerche Itinerari previdenziali, presentato a Roma nella sede del Cnel durante un convegno organizzato con la Cida, la Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità, che celebra i suoi 80 anni.
I redditi
L’indagine esamina i redditi prodotti nel 2024 e dichiarati l’anno successivo. Le dichiarazioni presentate sono state 42.837.963, circa 268mila in più rispetto alla rilevazione precedente, ma i contribuenti che hanno pagato almeno un euro di imposta si fermano a 34,1 milioni. Quasi 9 milioni di dichiaranti, dunque, non hanno versato nulla: sommati a chi non presenta alcuna dichiarazione, portano a 24,8 milioni i cittadini che restano fuori dal gettito.
Il totale dei redditi dichiarati ha raggiunto 1.076 miliardi di euro, in aumento del 4,73% rispetto ai 1.028 miliardi del 2023, per un incasso complessivo di circa 216 miliardi tra Irpef ordinaria e addizionali regionali e comunali. Lo studio segue l’andamento delle dichiarazioni lungo diciassette anni, dal 2008 al 2024, e affianca all’Irpef un esame delle altre principali imposte, da Irap e Ires fino all’Iva.
Alla base della piramide le cifre sono minime. Circa 8 milioni di persone dichiarano fino a 7.500 euro lordi l’anno e pagano in media 19 euro di imposta; altri 7,42 milioni, con redditi tra 7.500 e 15mila euro, ne versano in media 204. Nel complesso, i primi tre scaglioni, fino a 20mila euro, riuniscono il 47% dei contribuenti, poco meno di 20,2 milioni di persone, che assicurano appena il 5% dell’Irpef. Ci sono poi 1,14 milioni di persone con un reddito addirittura negativo, perché deduzioni e detrazioni superano quanto dichiarato.
Chi regge il gettito?
Il quadro si capovolge man mano che i redditi crescono. Chi dichiara più di 35mila euro, il 18,78% dei contribuenti, quasi 8 milioni di persone, copre da solo il 65% dell’imposta. Oltre i 55mila euro si trova il 6,25% dei dichiaranti, che versa il 40,63% del totale. Le 745.615 persone sopra i 100mila euro, l’1,75%, garantiscono il 22,25% del gettito, mentre lo 0,3% che supera i 200mila euro ne fornisce quasi un decimo.
Ancora più eloquente è il paragone tra le due estremità della scala: i 58.700 contribuenti oltre i 300mila euro lordi versano 14,03 miliardi, il 6,49% dell’Irpef, più dei 10,8 miliardi pagati tutti insieme dai circa 27,8 milioni di cittadini con meno di 20mila euro. Uno sbilanciamento analogo riguarda il lavoro autonomo: la categoria rappresenta il 5,12% dei dichiaranti e versa 25,64 miliardi, l’11,86% del gettito, con circa 600mila autonomi che beneficiano di regimi agevolati.
Il welfare
Secondo gli autori, una simile distribuzione solleva dubbi sulla tenuta dello Stato sociale e smentisce l’immagine di un Paese in cui tutti sarebbero “schiacciati” dalle tasse. Nel 2024 la sanità è costata 138,33 miliardi, l’assistenza sociale 180,5 miliardi e il welfare degli enti locali altri 13,5 miliardi: per coprire queste tre voci – prive di un contributo dedicato – non sono bastate tutte le imposte dirette messe insieme, pari a 325,27 miliardi.
Il presidente di Itinerari previdenziali, Alberto Brambilla, ha sottolineato che tra i lavoratori dipendenti il peso ricade soprattutto su quadri, funzionari e dirigenti, figure che a suo avviso trovano poco ascolto nei partiti e nei sindacati. Brambilla ha parlato di una “tripla progressività”: all’aumentare del reddito crescono imposta e aliquota, mentre detrazioni e bonus si assottigliano fino a sparire.
E le aliquote?
Sulla stessa linea il presidente della Cida, Stefano Cuzzilla, che ha chiesto una svolta nelle scelte di politica fiscale. Con un videomessaggio è intervenuto il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, che ha ricordato il passaggio da quattro a tre aliquote e ha confermato l’obiettivo della maggioranza: estendere con la prossima legge di Bilancio l’aliquota del 33% fino ai redditi di 60mila euro, oltre l’attuale soglia di 50mila. Una misura che toccherebbe proprio una parte di quei contribuenti che – secondo il rapporto – sostengono già oggi la quota più consistente del prelievo.
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