L’innovazione è un gioco da Pmi, in testa la farmaceutica
Il report Istat: la propensione cresce nelle piccole imprese, l'industria farmaceutica al top
L’innovazione e la ricerca sono un affare per pmi. Lo riferisce l’Istat nel report dedicato, appunto, alla spesa (e alla situazione) sul grande tema della R&S nelle imprese in Italia. I numeri degli analisti di via Cesare Balbi consegnano una situazione che non è proprio quella che ci si aspetterebbe. Già, perché la propensione all’innovazione, che un osservatore distratto riterrebbe connessa alle aziende di più grandi dimensioni, in realtà sta contagiando sempre più piccole e medie imprese. In termini di trend, le pmi hanno visto lievitare il loro sentiment positivo, e con esso pure l’impegno, nei settori di ricerca e sviluppo di 5,1 punti percentuali. Viceversa, le aziende di medie e grandi dimensioni perdono un po’ quota e la loro propensione all’innovazione scende, rispettivamente, dello 0,6 e dello 0,7 per cento. Intendiamoci, non sono certo numeri catastrofici né, contestualmente, devono autorizzare eccessivi entusiasmi. Già, perché va considerato che il periodo di riferimento è quello tra il 2022 e il 2024, caratterizzato – come purtroppo l’esperienza ci ha già insegnato a nostre spese – da guerre, stangate sull’energia e costi proibitivi delle materie prime, a cominciare dal denaro.
Pmi: la propensione all’innovazione che cresce
Dai dati Istat emerge ancora che è l’industria il comparto che si rivela maggiormente sensibile ai richiami dell’innovazione. Poco meno del 70% delle imprese (per la precisione il 69,2%) ha messo in campo strategie migliorative. I servizi tengono, più o meno, il passo: 60,7% delle imprese si impegna attivamente nell’innovazione. Mentre, per quanto attiene alle imprese di costruzioni, poco più di una su due ha deciso di “rinnovarsi” affidandosi a sistemi nuovi o alla ricerca. Complessivamente, dato aggiornato al 2024, il “conto” dell’innovazione s’è tradotto in investimenti per circa 38,5 miliardi. Di questi, addirittura il 63,6% copre i costi di Ricerca e sviluppo, per una spesa media pari a 6.200 euro ad addetto. Gli altri indicatori risultano in calo. Scende la quota di imprese che ha cooperato con altre realtà per l’innovazione, perdendo ben quattro punti rispetto al triennio 2020-22 attestandosi tre anni dopo al 18,7%. Scende, inoltre, il numero di aziende che hanno ottenuto finanziamenti pubblici a sostegno dell’innovazione. In questo caso il calo è stato ancora più vistoso, attestandosi quasi al 5% (per la precisione al 4,9%), per una quota di imprese “sovvenzionate” che si è fermata al 15,1 per cento.
La farmaceutica trascina l’industria verso il futuro
Per quanto attiene ai settori produttivi, a guidare la voglia di ricerca, sviluppo e innovazione è la farmaceutica. Un’industria che fa numeri sempre più importanti e che sostiene, da sola, una quota sempre più importante dell’export nazionale. Le imprese della farmaceutica che innovano e investono nel futuro sono, addirittura, il 90 per cento del totale. Una cifra così alta da staccare il resto del podio, dove ci sono la chimica e l’elettronica, entrambe attorno alla soglia dell’80%. Subito dopo c’è il comparto dell’automotive con investimenti che coinvolgono addirittura il 78% delle imprese.
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Come innovano le imprese italiane
Ma quali sono le innovazioni che interessano di più alle imprese? Semplice, al primo posto c’è lo snellimento dei processi produttivi. Alla ricerca, in un’epoca costellata di rincari, caratterizzata dall’estrema volatilità dei prezzi, di un risparmio che possa allargare i margini del valore aggiunto e dei profitti. Più di un’impresa su due (per un aumento percentuale del 4,6 per cento) investe nelle cosiddette innovazioni di processo. Interventi che riguardano l’organizzazione del lavoro, i metodi della produzione e, naturalmente, i sistemi informativi. Più ridotta, ma non meno importante, l’innovazione di prodotta. Che rimane salda al 32,7%. Tuttavia, rileva l’Istat, solo il 15,5 per cento delle aziende trova il coraggio (e gli investimenti) di proporre al mercato prodotti che siano da considerarsi realmente nuovi.
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