Lagarde e la chimera di mantenere un sistema anacronistico per una Francia al capolinea
La Francia è arrivata a un capolinea politico e istituzionale che rende obsoleti i vecchi schemi di potere. La recente uscita di scena di Christine Lagarde dalla Banca Centrale Europea, motivata dall’impossibilità di restare neutrale, riporta d’attualità il vecchio adagio secondo cui chi non fa parte della soluzione fa parte del problema. Applicando questa logica alla Quinta Repubblica, la conclusione è inevitabile: chi ha creato il problema non può in alcun modo rappresentarne la cura, e la stessa Lagarde rappresenta plasticamente il peggio di una frangia anacronistica, espressione di un sistema che non rappresenta più il paese reale, incapsulato a sua volta in un’Europa ultra anacronistica che non ha mai rappresentato i popoli europei.
I fallimenti francesi
Negli ultimi decenni la Francia ha visto esaurirsi e fallire progressivamente tutte le carte a disposizione della propria classe dirigente per rinnovarsi, arenandosi in una crisi sistemica profonda. È fallito il presidenzialismo muscolare e spinto di Nicolas Sarkozy, così come è fallita la gestione del grigio burocrate socialista François Hollande. A chiudere il cerchio è stata l’invenzione a tavolino, ideata nei salotti buoni, del patetico e autoreferenziale esperimento di Emmanuel Macron.
Oggi, di fronte a questo vuoto, si nota la tentazione ricorrente di cercare la soluzione affidandosi proprio a chi i problemi li ha generati, oppure di inventarsi la faccia nuova di qualche sbarbatello o di una giovane promessa della politica per galvanizzare l’opinione pubblica e criticare lo stesso sistema creato dai salotti che li sponsorizzano. In questo scenario si inserisce la figura di Christine Lagarde. Ma chi potrebbe mai convincere?
Sul piano elettorale, una sua eventuale candidatura diretta all’Eliseo la vedrebbe partire come la figura potenzialmente più debole e perdente sulla carta. E anche l’ipotesi di un suo endorsement pesante rischierebbe di trasformarsi in un boomerang colossale agli occhi di un elettorato esasperato.
Le difficoltà sul campo
Fermare l’avanzata del Rassemblement non è per niente facile. Anzi, bisogna prendere atto che il partito ha compiuto un forte e profondo processo di istituzionalizzazione, distanziandosi nettamente dalla vecchia immagine del Front e sdoganandosi agli occhi della maggioranza dei cittadini. Nel frattempo, l’idea radicale della Frexit, ovvero l’uscita della Francia dall’Unione Europea, è ormai superata e definitivamente archiviata dal partito stesso, che punta a governare rassicurando i mercati e le istituzioni.
Con la Francia ridotta a ferro e fuoco dalle tensioni sociali e politiche, i fan del voler restaurare un sistema fondamentalmente malato hanno davvero poche carte da giocare. Continuare a puntare sui soliti circoli elitari per rinnovare la nazione non è più solo un errore di calcolo: è la prova lampante che il vero problema, oggi, siede ancora nei luoghi in cui si pretende di dettare la soluzione.
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