Rivalutazione pensioni 2027: cosa può cambiare negli importi
Le simulazioni e gli importi: cosa succederà dal 1 gennaio del prossimo anno
L’assegno può aumentare grazie alla rivalutazione delle pensioni che scatterà già dal 1° gennaio 2027. Le percentuali ufficiali non sono ancora arrivate ma già si rincorrono diverse simulazioni che restituiscono scenari probabili e cifre un po’ più solide. I fattori, anzi i numeri, che vengono presi in considerazione prevedono la possibilità di aumento del 2,5% o del 3% o fino addirittura al 3,5%. Per conoscere quali saranno i tassi che effettivamente verranno praticati occorrerà attendere il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Naturalmente, però, sull’intera questione incombe pure la Manovra e dalla Legge di Bilancio potrebbero arrivare ulteriori novità.
Rivalutazione pensioni 2027: cosa sappiamo
Per capire la base su cui si muoverà il Mef per la rivalutazione delle pensioni dal 1° gennaio 2027 occorre partire dai dati Istat. Bisogna, inoltre, tenere presente che la rivalutazione segue regole di applicazione differenti a seconda della fascia di reddito. E, nello specifico, queste regole prevedono il 100% della rivalutazione sulla quota fino a quattro volte il minimo. Poi scende al 90% per la quota tra quattro e cinque volte il minimo assegno pensionistico e si ferma al 75% per la soglia che supera cinque volte il minimo stesso.
Che succede per le minime?
A fronte della rivalutazione delle pensioni 2027 anche le minime potrebbero aumentare. Oggi l’assegno mensile è pari a 611,85 euro che può salire a 619,80 euro con un incremento straordinario dell’1,3%. Da qui si può iniziare a ipotizzare i valori. Se venisse applicata un’aliquota del 2,5%, la pensione potrebbe arrivare a 627,15 euro al mese secondo i calcoli e le simulazioni pubblicate da Enac. L’importo sale ancora a poco più di 630 euro in caso di aumenti al 3% mentre raggiungerebbe i 633,26 euro con la rivalutazione al 3,5%.
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