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Caro Diaco, volevi una sberla fuori da Mamma Rai? Eccoti accontentato

di Angelina De Santis -


Pierluigi Diaco se l’era presa perché Milly Carlucci gli aveva fatto la ramanzina dalla Rai, praticamente da casa sua. La signora di Ballando con le stelle, con quel garbo materno che le permette di rimproverarti facendoti sentire comunque un bravo ragazzo, aveva preso le difese di Alberto Ravagnani, l’ex sacerdote finito sotto il fuoco delle domande sulla castità e sulle preferenze sessuali a BellaMa’.

“Vedi che l’hai fatta fuori dal vaso”

Insomma, da BellaMa’ a «Bello de mamma, vedi che l’hai fatta fuori dal vaso». Diaco aveva trovato curioso che una collega della stessa azienda si permettesse di bacchettarlo pubblicamente. Voleva qualcuno da fuori Mamma Rai? Eccolo servito. Gaston Zama delle Iene lo ha chiamato per chiedergli conto dell’intervista e, a giudicare dalle risposte, Diaco è ancora convinto di aver fatto tutto benissimo.

L’intervista

Ravagnani, spiega, ha lasciato il sacerdozio, ha raccontato pubblicamente la propria scelta attraverso un libro ed è approdato a Ballando con le stelle. Dunque, secondo il conduttore, chiedergli perché avesse rinunciato alla castità e se fosse attratto dagli uomini oppure dalle donne sarebbe stato perfettamente naturale. Anzi, una domanda «talmente innocua» nel 2026.

Evidentemente, nel frattempo, qualcuno deve aver aggiornato il galateo delle interviste. Un tempo, quando una persona mostrava imbarazzo davanti a una domanda intima, si cambiava argomento. Adesso basta ricordarle che siamo nel 2026 e il problema dovrebbe risolversi. Peccato che Ravagnani sembrasse avere qualche difficoltà ad adeguarsi al calendario.

L’ex sacerdote nel camerino

Diaco aggiunge un particolare che considera decisivo. Prima della trasmissione avrebbe convocato l’ex sacerdote in camerino, cosa che abitualmente evita, per avvertirlo che l’intervista sarebbe stata tosta e sincera. Ravagnani, racconta, avrebbe accettato. Il che è certamente interessante, anche se resta da capire se l’avvertimento comprendesse un programma dettagliato delle domande oppure se il poveretto avesse semplicemente immaginato di dover raccontare la propria scelta di vita. Perché tra un’intervista impegnativa e un esame orale sulla propria sessualità passa una discreta differenza.

Le risposte di Diaco

Ma Diaco ha una risposta anche per questo. Gli argomenti dell’eros, della castità e della sessualità, sostiene, sarebbero stati introdotti dallo stesso Ravagnani nella sua narrazione pubblica. E poi c’è Ballando con le stelle, dove la danza porta con sé la sensualità e i concorrenti raccontano aspetti intimi della propria esistenza. Seguendo questo ragionamento, chiunque si presenti sulla pista di Milly dovrebbe forse prepararsi a un questionario sulle proprie abitudini amorose. Una prospettiva che potrebbe rivoluzionare il sabato sera televisivo, anche se sarebbe opportuno avvertire i concorrenti prima di consegnare loro le scarpe da ballo.

A questo punto Diaco mette sul tavolo anche la propria esperienza personale. Ricorda di essere cattolico, conservatore e unito civilmente al suo compagno. Tutto rispettabilissimo, naturalmente. Ma proprio qui viene da domandarsi come possa sfuggirgli un particolare tanto elementare. Lui ha scelto quando raccontare pubblicamente la propria vita affettiva, con quali parole e in quali circostanze. Ravagnani dovrebbe godere della medesima libertà, anche dopo aver lasciato la tonaca e firmato un contratto televisivo.

Le critiche

Gaston Zama, intanto, continua a fare domande. E quando gli chiede se i vertici Rai lo abbiano richiamato, Diaco sembra quasi offeso dall’ipotesi. «Nessuno, assolutamente», risponde, domandando per quale ragione avrebbero dovuto farlo. Quanto al clamore suscitato dalla vicenda, lo archivia con una definizione che meriterebbe una cornice: «La bolla del niente che sono i social».

Magnifico. Una bella passata di spugna e il pubblico può tornare tranquillamente a casa. Peccato che stavolta le critiche siano arrivate anche da persone che abitualmente faticano a trovarsi d’accordo persino sull’ora esatta. Destra e sinistra, giornalisti e commentatori, telespettatori di sensibilità differenti hanno espresso perplessità su quella pagina televisiva. Evidentemente, quando il dissenso diventa troppo affollato, conviene trasferirlo tutto dentro una bolla e dichiarare che fuori splende il sole.

Il “momento migliore”

Ma il momento migliore della telefonata arriva quando Zama gli chiede se sia dispiaciuto per Ravagnani. «No, francamente no». Una risposta che ha almeno il pregio della chiarezza. Diaco sostiene di essere stato cortese, sincero e di aver fatto il proprio lavoro. Poi aggiunge che detesta l’ipocrisia, offrendo all’inviato delle Iene un’altra occasione per approfondire.

Zama gli domanda se per ipocrisia intenda una presunta reticenza dell’ex sacerdote sul proprio orientamento sessuale. E qui accade il piccolo miracolo della telefonata. Diaco spiega che ciascuno ha i propri tempi interiori per dichiarare quello che desidera. Finalmente. Una frase sulla quale sarebbe difficile trovare qualcosa da ridire, pronunciata proprio dall’uomo che aveva insistito per conoscere le preferenze sessuali di un ospite visibilmente a disagio.

L’intervista a Le Iene

A questo punto sarebbe quasi bello poter tornare indietro, come nei vecchi programmi televisivi, e rivedere l’intervista originale con questa nuova consapevolezza. Magari Ravagnani avrebbe potuto rispondere che i suoi tempi interiori richiedevano ancora qualche minuto, qualche mese oppure tutta la vita. E Diaco, coerentemente con quanto dichiarato alle Iene, avrebbe dovuto considerare la risposta perfettamente legittima.

Invece il conduttore prosegue rivendicando la deontologia professionale e definendo le proprie domande «giornalisticamente inattaccabili». Una certezza granitica, davanti alla quale verrebbe quasi voglia di chiedere se il giornalismo preveda anche la facoltà di accorgersi quando l’interlocutore vorrebbe essere altrove. Perché il problema, in questa storia, riguarda soprattutto i modi, l’insistenza e quella particolare convinzione che avere una domanda in testa autorizzi a pretenderne la risposta.

Le Iene, bisogna ammetterlo, hanno fatto un buon lavoro. Hanno lasciato parlare Diaco, gli hanno chiesto spiegazioni e gli hanno permesso di raccontare la propria versione, ottenendo una difesa integrale del suo comportamento e una dichiarazione di assoluta serenità rispetto alle polemiche. Più che rifarlo nuovo, gli hanno dato la possibilità di presentarsi da solo, con tutte le sue convinzioni perfettamente stirate.

La reazione di Milly Carlucci

Milly Carlucci, dal canto suo, aveva provato a sistemare la faccenda con una carezza e una tirata d’orecchie. Diaco aveva trovato curioso riceverla da una collega Rai. Ora che sono arrivate Le Iene da Mediaset, almeno il problema della provenienza dovrebbe essere risolto. Rimane da capire se, dopo tante spiegazioni, qualcuno riuscirà finalmente a convincerlo che perfino una domanda legittima può diventare indiscreta quando chi la riceve vorrebbe soltanto cambiare argomento.

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