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Il governo impugna la legge sul fine vita del Veneto

Le ragioni della scelta del governo, la necessità di evitare frammentazioni

di Pietro Pertosa -


Il governo avrebbe deciso di impugnare la legge sul fine vita approvata dalla Regione Veneto. La notizia arriva a margine della riunione del consiglio dei ministri che si sta tenendo questo pomeriggio. Stando a quanto si apprende dalle agenzie, il vicepremier Matteo Salvini si sarebbe astenuto sia dal partecipare alla riunione e alla discussione sul punto che al voto sulla proposta mentre il ministro agli Affari Regionali Roberto Calderoli si sarebbe detto contrario all’impugnazione. E questo in virtù della considerazione secondo cui si tratterebbe di una legge ordinamentale che indica solo le linee guida ma si attiene alla normativa vigente.

Il governo impugna la legge sul fine vita del Veneto

E non è una novità. Il governo infatti ha già impugnato le leggi regionali sul fine vita approvate dalle Regioni Toscana, Sardegna ed Emilia Romagna. È un tema fondamentale, importantissimo e che smuove le coscienze. E se l’impugnazione delle leggi nelle regioni a guida centrosinistra poteva avere un senso anche nella dialettica politica, quella che riguarda la normativa veneta assume un connotato tutto interno alla maggioranza. La legge, di fatti, è fortemente voluta dalla Lega e in particolare è sostenuta dall’ex governatore Luca Zaia. Ma il centrodestra vorrebbe evitare di spaccarsi. E, soprattutto, vorrebbe evitare di alimentare le polemiche politiche in caso di non impugnazione in Veneto.

Il nodo della Corte costituzionale

Sul fine vita, al di là della questione Veneto, era arrivata già nelle scorse settimane la richiesta della Corte costituzionale di avanzare una legge. Che sia organica e nazionale. Il presidente della Consulta, Giovanni Amoroso, in un’intervista rilasciata a Sky aveva proprio sottolineato la necessità di un provvedimento nazionale. Per evitare frammentazioni e differenze territoriali in grado di allargare i divari e dare vita a possibili disuguaglianze nell’applicazione concreta del diritto di accesso alle cure.

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