Prato, l’allarme della Commissione: “È la Terra dei Fuochi del tessile”
La relazione approvata all'unanimità dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti punta i riflettori sul distretto
Prato finisce al centro dell’ultima relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Il documento, approvato all’unanimità il 28 ottobre e dedicato al settore dei rifiuti tessili, traccia un quadro che va ben oltre i confini toscani, mettendo in evidenza una filiera dell’illegalità con implicazioni locali, nazionali ed europee. A presentare i risultati a Firenze, nella sede del Consiglio regionale della Toscana, è stata la senatrice di Fratelli d’Italia Simona Petrucci, relatrice del documento finale. I numeri relativi alla provincia pratese sono quelli che colpiscono maggiormente. Circa il 92 per cento delle aziende sottoposte a controllo è risultato irregolare sia nel 2024 sia nel 2025, mentre si stima che circa 50mila tonnellate di scarti tessili prodotti sul territorio siano state smaltite illegalmente.
“Prato è diventata la Terra dei Fuochi del tessile”
“Prato è diventata la Terra dei Fuochi del tessile”, attacca la senatrice Petrucci, descrivendo uno scenario fatto di discariche abusive, sacchi neri interrati anche in prossimità di terreni coltivabili e falde acquifere, rifiuti abbandonati per anni e una rete di smaltimento clandestino rimasta a lungo fuori dal radar delle istituzioni. “Nel corso dell’inchiesta parlamentare è emerso un quadro allarmante. I numeri raccontano una situazione che non può più essere ignorata e che impone di passare dalle denunce agli interventi concreti”, sottolinea la parlamentare. Le cifre riportate nella relazione rafforzano l’idea di un fenomeno strutturale e non di una somma di episodi isolati. Un’economia parallela che prospera all’ombra di uno dei distretti tessili più importanti d’Europa.
L’accusa alla Regione: “Fenomeno sottovalutato”
Sul fronte politico, la capogruppo di FdI in Consiglio regionale, Chiara La Porta, punta il dito contro quelle che definisce sottovalutazioni da parte delle amministrazioni locali e regionali. “Quello dei sacchi neri, delle ditte apri e chiudi e del traffico illecito di rifiuti è un sistema radicato a Prato e collegato a dinamiche che superano i confini del territorio”, afferma. Secondo La Porta, tonnellate di scarti tessili verrebbero bruciate, interrate o accumulate abusivamente nei capannoni, alimentando un circuito illegale che si estende ben oltre la Toscana. La consigliera richiama inoltre le indagini della Direzione distrettuale antimafia, sostenendo che abbiano fatto emergere elementi riconducibili a un sistema criminale organizzato che richiede strumenti di contrasto più incisivi.
Droni, controlli e tracciabilità: le richieste
Attraverso un’interrogazione rivolta alla Giunta regionale, La Porta chiede un rafforzamento del personale di vigilanza dell’Asl Toscana Centro, l’istituzione di un tavolo interistituzionale per l’incrocio delle banche dati e l’introduzione di sistemi di tracciabilità più rigorosi per i rifiuti tessili. Tra le proposte figurano anche un monitoraggio permanente di suolo e falde acquifere affidato ad Arpat, l’impiego di droni e fototrappole per individuare gli smaltimenti illegali e la creazione di nuclei specializzati in grado di operare in sinergia con le forze di polizia e gli enti ambientali.
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