Il Mediterraneo è tornato al centro del mondo e il Sud ritrova strategicità, confermandosi insieme alla Spagna, tra le aree più importanti (e interessanti) per lo sviluppo europeo. È quanto emerge dalla quinta edizione del Libro bianco di Teha, The European House-Ambrosetti, che è stato presentato ieri a Sorrento. Una raffica di numeri, dati e proiezioni che certifica, senza dubbio, che il Mezzogiorno ha un’opportunità straordinaria. E non si parla solo di crescita ma di una sfida, se possibile, ancora più ambiziosa: quella di consolidarsi. E di farlo quando manca davvero poco alla fine della stagione del Pnrr.
Sud e Mediterraneo: la sfida della crescita
Dal 2019 a oggi, infatti, il Sud ha visto aumentare il suo Pil del 7,7%. Più e meglio di ogni altra macroarea italiana. Certo, le condizioni di partenza pesano, eccome. Ma la performance, però, è notevole. Al punto da piazzare il Mezzogiorno al primo posto per dotazione di risorse, al quinto per performance economica, all’ottavo per dimensione sociale e al settimo per innovazione nel bacino del Mediterraneo. E questo in Europa. Il vero petrolio del Sud non è (solo) il turismo ma l’energia. Il Mezzogiorno oggi è uno snodo strategico per la diversificazione degli approvvigionamenti energetici e per la resilienza del sistema nazionale. Nel 2025 il 77,2% del gas importato via gasdotto è transitato dal Sud (ben 31 miliardi di metri cubi su 40,2). Inoltre detiene il 48,6% delle riserve nazionali di gas e concentra l’86,5% delle riserve petrolifere italiane. Occorrerebbe, però, fare uno sforzo in più per sostenere le rinnovabili. Ma, tra burocrazia e altri rallentamenti, questo è un problema nazionale. Che, al Mezzogiorno, si aggravano.
Blue economy e infrastrutture
Un altro aspetto importante riguarda la blue economy e le infrastrutture. Rispetto all’economia del mare, il Sud rappresenta il 32,5% del valore aggiunto (con un valore di 24,9 miliardi di euro, in crescita del 56,8% rispetto al 2019) e il 37,7% dell’occupazione del settore (occupando 410,8mila persone, in crescita del 42,0% rispetto al 2019). Un balzo in avanti che sembrerebbe epocale. Sulle infrastrutture, è tutto un ambizioso work in progress: dal Gruppo Fs, infatti, sono stati impegnati per lavori e progetti nel Mezzogiorno circa 100 miliardi di euro per gli anni tra il 2026 e il 2035. Considerando l’effetto moltiplicatore, stimato a 1,4, è facile immaginarsi un salto (ulteriore) che potrebbe sostenere il riscatto del Sud.
La sfida del consolidamento (alla fine del Pnrr)
“I risultati degli ultimi anni – ha affermato Valerio De Molli Ceo Teha – sono concreti e trovano conferma anche nella dinamica degli investimenti: dal 2021 ad oggi abbiamo mappato nel sud italia oltre 373 miliardi di euro di investimenti nuovi o incrementali al 2030, in grado di attivare più di 1,4 milioni di occupati”. Bene. Ma il bello viene adesso. “È ora essenziale consolidare questo percorso con continuità negli investimenti, nello sviluppo delle infrastrutture, nell’energia e nel capitale umano – ha detto ancora De Molli -, per trasformare questo posizionamento in crescita stabile e duratura, e far fronte alle importanti sfide che lo scenario economico e geopolitico sta riservando al territorio”.