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L’exploit Ucraina: perché non è una debacle

L'esercito di Kiev ha cambiato metrica: i perché dell'apparente sorpresa

di Angelo Vitale -


Exploit delle brigate dell’Ucraina che molti analisti davano in crisi – una debacle – nei confronti della Russia. Mostrano segnali di recupero operativo in diversi settori del fronte, da Zaporizhzhia al Donetsk. Report indipendenti di centri studi come l’Institute for the Study of War e il Royal United Services Institute spiegano che non si tratta di un’improvvisa svolta, ma di un adattamento metodico.

La “sorpresa” Ucraina

Kiev ha ridotto le manovre su larga scala e ha puntato su logoramento, droni e micro-offensive. Mosca, invece, mostra crepe nella catena logistica, nelle comunicazioni e nella qualità delle truppe mobilitate. L’effetto combinato produce avanzate tattiche locali e pressioni crescenti sulle difese russe. Non è una vittoria strategica, ma nemmeno la debacle prevista.

Dal fallimento della controffensiva 2023 alla dottrina dell’erosione

Il Royal United Services Institute ha analizzato in dettaglio la controffensiva ucraina del 2023, evidenziando errori di pianificazione, addestramento incompleto sulle nuove piattaforme occidentali e carenze di coordinamento tra brigate meccanizzate.

Le unità equipaggiate con mezzi Nato non integrarono pienamente genieri, copertura aerea e soppressione delle difese. Le perdite nei campi minati russi tra Robotyne e Tokmak rallentarono l’impeto iniziale.

Dopo quell’esperienza, Kiev ha cambiato approccio. Ha rinunciato alla rottura frontale in massa e ha adottato una dottrina di erosione progressiva. Piccoli gruppi, droni FPV, artiglieria di precisione e pressione costante sostituiscono la manovra pesante.

Zaporizhzhia e Donetsk: avanzate lente ma cumulative

L’Institute for the Study of War descrive guadagni tattici graduali nell’oblast di Zaporizhzhia e in settori del Donetsk. Le mappe aggiornate mostrano penetrazioni limitate ma sostenute nel tempo. Kiev colpisce depositi, nodi logistici e centri di comando dietro la linea del fronte.

Questo schema riduce la capacità russa di reagire con contrattacchi coordinati. L’avanzata non è spettacolare, ma produce effetti cumulativi sulle riserve di Mosca. La guerra di attrito sostituisce la ricerca della breccia decisiva.

Droni, guerra elettronica e comando distribuito

I report del Royal United Services Institute sottolineano l’uso massiccio di droni tattici e ricognizione in tempo reale. Le brigate ucraine integrano sensori, fuoco indiretto e fanteria leggera in cicli decisionali rapidi. Questo modello riduce la dipendenza da grandi concentrazioni di mezzi corazzati.

Kiev ha anche migliorato la resilienza delle comunicazioni dopo le vulnerabilità emerse nel 2022. Mosca, invece, mostra difficoltà nel coordinare guerra elettronica, artiglieria e fanteria mobilitata su fronti estesi. La frammentazione del comando russo rallenta le risposte locali.

I gap russi: logistica, rotazioni e qualità delle forze

Diversi centri studi occidentali evidenziano tensioni strutturali nel sistema russo. Le linee di rifornimento verso il sud occupato restano esposte a colpi di precisione. La rotazione delle unità appare irregolare in alcuni settori. La mobilitazione ha ampliato i ranghi ma non sempre ha garantito coesione e addestramento adeguati. Le difese russe restano profonde e minate, ma richiedono coordinamento costante. Quando Kiev interrompe comunicazioni o colpisce centri di comando, la reattività cala.

Perché la “debacle” non si è materializzata

Molti osservatori avevano misurato il successo solo in chilometri riconquistati rapidamente. I think tank ora valutano indicatori diversi: consumo di munizioni russe, degrado logistico, pressione sulle riserve. L’Ucraina ha accettato una guerra più lenta ma più sostenibile.

Questo cambio di metrica spiega l’apparente sorpresa. L’exploit attuale riflette adattamento operativo e sfruttamento di vulnerabilità avversarie. Il conflitto resta aperto, ma la narrativa del collasso ucraino non trova conferme nei dati analitici più recenti.

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