Per la governatrice ci ha tutelati dall'inflazione, peccato però che la produttività in Ue sia tracollata
C’è qualcuno, in Europa, che esagera, persino più di Donald Trump: secondo Christine Lagarde, l’euro forte avrebbe aiutato l’economia europea di fronte ai dazi sconsiderati minacciati, poi ridimensionati e recentemente “ricaricati” dalla Casa Bianca. Un’analisi, quella della governatrice della Bce, che è alquanto discutibile. Lei dice che l’euro forte è servito a evitare choc inflazionistici sull’import. L’inflazione, va da sé, che la governatrice della Bce ritiene di aver domato senza fallo imponendo all’Europa la cura da cavallo dei tassi alle stelle. Il livello dei prezzi è tornato al 2% nel 2025, tre anni dopo l’insorgere della crisi ucraina. Ora, con i torbidi attorno allo Stretto di Hormuz, tutto quel lavoraccio che (avrebbe) salvato gli affari europei si svela inutile. Tutto soffiato via.
Euro forte, Lagarde e l’inflazione che torna (chissà perché)
E non può essere colpa del destino cinico e baro. Più che altro, il demerito è di una strategia ideologica che non ha voluto comprendere quello che (forse) oggi appare chiaro persino all’Eurotower. E cioè che l’impennata dell’inflazione è dovuto solo ed esclusivamente ai prezzi dell’energia e non a crisi di sistema. E adesso, a distanza di quattro anni, ci ritroviamo con un pericolo uguale a quello che si è sventato (in teoria) affossando ciò che restava dalla competitività europea. A cominciare da quella tedesca. Epperò c’è da festeggiare l’euro forte che avrebbe evitato il contagio inflazionistico. Peccato, però, che l’apprezzamento della moneta unica abbia portato a ulteriori problemi proprio all’industria (e alla produzione) del Vecchio Continente. Che è finita letteralmente fuori mercato tra prezzi dell’energia spropositati e pesantezza della valuta europea. C’è qualcuno che la spara più grossa di Trump. In Europa. Buonasera, signora Lagarde.
Italia meglio della Francia per lo spread
Nota a margine: l’Italia, sotto il profilo dello spread, batte (pure secondo la Bce) ancora una volta la Francia. Per Parigi è notte fonda. Per Roma è un’altra buona notizia. Il differenziale, nel bel mezzo della buriana, non si avvicina nemmeno ai cento punti. I fondamentali sono solidi.