L’ultimo Radar di SWG legge il sentiment degli italiani sul prossimo governo

Buone aspettative e una sostanziale fiducia del Paese nella possibile manovra del nuovo governo a guida Meloni, nei dati che emergono dall’ultimo Radar di SWG.
Sulla prospettiva del nuovo esecutivo, le trattative e i confronti tra i partiti della maggioranza di centrodestra si stanno svolgendo in maniera serrata e presto dovrebbe essere risolto il rebus della composizione della squadra che affiancherà la Meloni. L’intesa non sembra semplice ma, secondo la percezione prevalente degli italiani, i contrasti tra i partner del centrodestra rientrano nell’ordinario e
soltanto per 1 rispondente su 3 (e metà degli elettori dei partiti di opposizione)
sono ingestibili. Per quanto riguarda gli incarichi di governo appare significativo il fatto che l’elettorato del centrodestra accetti l’inserimento di ministri tecnici nel nuovo esecutivo, ma soltanto con una presenza limitata. L’ipotesi di Salvini al Viminale ottiene invece, ad onta delle mille polemiche veicolate dai media, un sostegno compatto da parte degli elettori leghisti e una reazione positiva
anche da una larga maggioranza degli elettori di Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Considerata la storica instabilità dei governi in Italia, ancora prima che un esecutivo nasca ci si incomincia a chiedere quanto durerà. Al nascente governo Meloni, più della metà dei cittadini prospetta una vita relativamente lunga: solo il 25% ritiene possa raggiungere la fine della legislatura (cosa mai successa in Italia), ma molti prevedono che rimanga in carica per diversi anni, ovvero più della durata media dei governi italiani (che è poco più di un anno).
Quanto alle opposizioni, gli elettori dei partiti della minoranza tendono a preferire un atteggiamento dialogante con il nuovo governo, in particolare per quanto riguarda i sostenitori di Azione-Italia Viva, a conferma dell’atteggiamento espresso dai leader Calenda e Renzi fin dalle prime battute successive al voto del 25 settembre. Negli elettorati di PD e M5S, invece, c’è anche una nutrita componente di fautori di una linea più dura.

Ma c’è dell’altro. “L’Italia è una Repubblica democratica, recita il primo articolo della nostra Costituzione”, ricorda SWG indagando, anche alla luce dell’attualità dello scacchiere politico europeo condizionato dallo scorso febbraio dal conflitto russo- ucraino e dai suoi riflessi che inducono ad un vivo dibattito su democrazia e autocrazia, il sentiment degli italiani su questo tema così “caldo”.

Una delle preoccupazioni del Paese – viene rilevato – è legata al rischio corso da questo nostro modello di democrazia. Ciò, a causa di numerosi fattori. A partire da quello di una classe politica di basso livello e incapace di adottare decisioni incisive ed adeguate a tutelare i cittadini. Fino ad arrivare all’eccessiva influenza dei grandi poteri economici privati sulle decisioni dei governi, passando per corruzione ed instabilità.

Nonostante lo spettro della crisi della democrazia occidentale, la tutela di questo sistema è sentita e rimarcata da una lontananza dai modelli di governo autocratici, per esempio quelli visti come storicamente “lontani”, di Russia e Cina.
Se da una parte l’autocrazia potrebbe rivelarsi adatta per le realtà di alcuniPaesi, permane infatti in modo forte e maggioritario un giudizio negativo su questo modello, da non imitare. Anzi, da estirpare.

Il desiderio di riuscire a cambiare realmente l’Italia e fare riforme vere e durature richiede una visione di ampio raggio, che, per la maggior parte degli italiani, significa avere un governo e un parlamento capaci e determinati a fare quegli interventi radicali e progressivi, nonché necessari, per gli anni a venire. La tentazione di una soluzione autoritaria è invece sempre meno diffusa. Le prossime settimane, alla luce del via del prossimo governo, ci diranno le eventuali trasformazioni delle opinioni degli italiani.

Buone aspettative e una sostanziale fiducia del Paese nella possibile manovra del nuovo governo a guida Meloni, nei dati che emergono dall’ultimo Radar di SWG.
Sulla prospettiva del nuovo esecutivo, le trattative e i confronti tra i partiti della maggioranza di centrodestra si stanno svolgendo in maniera serrata e presto dovrebbe essere risolto il rebus della composizione della squadra che affiancherà la Meloni. L’intesa non sembra semplice ma, secondo la percezione prevalente degli italiani, i contrasti tra i partner del centrodestra rientrano nell’ordinario e
soltanto per 1 rispondente su 3 (e metà degli elettori dei partiti di opposizione)
sono ingestibili. Per quanto riguarda gli incarichi di governo appare significativo il fatto che l’elettorato del centrodestra accetti l’inserimento di ministri tecnici nel nuovo esecutivo, ma soltanto con una presenza limitata. L’ipotesi di Salvini al Viminale ottiene invece, ad onta delle mille polemiche veicolate dai media, un sostegno compatto da parte degli elettori leghisti e una reazione positiva
anche da una larga maggioranza degli elettori di Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Considerata la storica instabilità dei governi in Italia, ancora prima che un esecutivo nasca ci si incomincia a chiedere quanto durerà. Al nascente governo Meloni, più della metà dei cittadini prospetta una vita relativamente lunga: solo il 25% ritiene possa raggiungere la fine della legislatura (cosa mai successa in Italia), ma molti prevedono che rimanga in carica per diversi anni, ovvero più della durata media dei governi italiani (che è poco più di un anno).
Quanto alle opposizioni, gli elettori dei partiti della minoranza tendono a preferire un atteggiamento dialogante con il nuovo governo, in particolare per quanto riguarda i sostenitori di Azione-Italia Viva, a conferma dell’atteggiamento espresso dai leader Calenda e Renzi fin dalle prime battute successive al voto del 25 settembre. Negli elettorati di PD e M5S, invece, c’è anche una nutrita componente di fautori di una linea più dura.

Ma c’è dell’altro. “L’Italia è una Repubblica democratica, recita il primo articolo della nostra Costituzione”, ricorda SWG indagando, anche alla luce dell’attualità dello scacchiere politico europeo condizionato dallo scorso febbraio dal conflitto russo- ucraino e dai suoi riflessi che inducono ad un vivo dibattito su democrazia e autocrazia, il sentiment degli italiani su questo tema così “caldo”.

Una delle preoccupazioni del Paese – viene rilevato – è legata al rischio corso da questo nostro modello di democrazia. Ciò, a causa di numerosi fattori. A partire da quello di una classe politica di basso livello e incapace di adottare decisioni incisive ed adeguate a tutelare i cittadini. Fino ad arrivare all’eccessiva influenza dei grandi poteri economici privati sulle decisioni dei governi, passando per corruzione ed instabilità.

Nonostante lo spettro della crisi della democrazia occidentale, la tutela di questo sistema è sentita e rimarcata da una lontananza dai modelli di governo autocratici, per esempio quelli visti come storicamente “lontani”, di Russia e Cina.
Se da una parte l’autocrazia potrebbe rivelarsi adatta per le realtà di alcuniPaesi, permane infatti in modo forte e maggioritario un giudizio negativo su questo modello, da non imitare. Anzi, da estirpare.

Il desiderio di riuscire a cambiare realmente l’Italia e fare riforme vere e durature richiede una visione di ampio raggio, che, per la maggior parte degli italiani, significa avere un governo e un parlamento capaci e determinati a fare quegli interventi radicali e progressivi, nonché necessari, per gli anni a venire. La tentazione di una soluzione autoritaria è invece sempre meno diffusa. Le prossime settimane, alla luce del via del prossimo governo, ci diranno le eventuali trasformazioni delle opinioni degli italiani.

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