Midterm, Jeffries da Brooklin a Capitol Hill
Un breve ritratto del primo speaker afroamericano della Camera
Cinquantasei anni, nato a Brooklyn, ex avvocato societario nel settore dei media ed eletto per l’ottavo mandato consecutivo, all’esito delle Midterm Hakeem Jeffries si appresta a varcare la soglia della storia come il primo speaker afroamericano della Camera degli Stati Uniti.
Chi è Jeffries
Salì alla ribalta nazionale nel 2020 come accusa nel primo processo d’impeachment contro Donald Trump, quando citò persino Biggie Smalls in aula.
Jeffries è l’incarnazione del progressismo tattico. Radicato sui diritti civili e sulla giustizia sociale, ma fermissimo nel respingere le derive del “socialismo democratico”.
Cosa significa la sua ascesa
E’ una svolta storica e di rappresentanza. Consacra una pietra miliare per la comunità afroamericana e unifica l’ala moderata e quella progressista dei Dem sotto una leadership coesa.
Ma il passaggio di queste Midterm con l’ascesa di Jeffries indica pure plasticamente il contropotere pragmatico a Trump. Sarà il principale muro istituzionale contro la Casa Bianca negli ultimi due anni di mandato del tycoon. La sua agenda darà priorità al costo della vita, alla sanità e a una rigorosa vigilanza sui conflitti di interesse dell’amministrazione.
Cosa non significa
Non significa paralisi o scontro ideologico a prescindere. Jeffries ha uno storico di compromessi con il Gop. Ad esempio, la riforma della giustizia penale siglata con i Repubblicani nel 2018.
Non equivale a un terzo impeachment automatico. Il nuovo speaker predilige l’efficacia legislativa sul welfare e le famiglie al teatro politico. E viene presentato come bravo ad evitare mosse radicali che rischierebbero di esporre i deputati dem eletti nei collegi più incerti.
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