Morto Edgar Morin: addio al padre del “pensiero complesso”
È morto all’età di 104 anni Edgar Morin, filosofo, sociologo e antropologo tra i più influenti intellettuali francesi del Novecento e del XXI secolo. Autore di oltre cento libri tradotti in decine di lingue, Morin ha lasciato un’impronta profonda nel dibattito culturale internazionale grazie alla teoria del “pensiero complesso”, un approccio che ha influenzato studiosi, educatori e leader politici, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron. Nato a Parigi l’8 luglio 1921 con il nome di Edgar Nahoum, in una famiglia ebraica sefardita originaria di Salonicco, visse un’infanzia segnata dalla perdita della madre quando aveva appena dieci anni.
La passione politica
Dopo gli studi alla Sorbona, dove si laureò in storia e diritto, aderì nel 1942 al Partito comunista francese e partecipò alla Resistenza contro l’occupazione nazista, assumendo lo pseudonimo “Morin”, che avrebbe mantenuto per tutta la vita. Espulso dal Partito comunista nel 1951 per le sue critiche allo stalinismo, Morin avviò un percorso intellettuale sempre più autonomo e anticonformista. La rottura con il comunismo trovò espressione nelle sue prime opere, tra cui “L’An zéro de l’Allemagne” e “Autocritique”, testi che segnarono il suo distacco dalle ideologie rigide e dalle verità assolute. Entrato al Centro nazionale della ricerca scientifica francese (Cnrs), si dedicò a temi innovativi per l’epoca come il cinema, la cultura di massa, il fenomeno delle celebrità e la formazione dell’opinione pubblica. Tra i suoi lavori più noti figura “La Rumeur d’Orléans”, un’analisi pionieristica sui meccanismi di diffusione delle fake news e delle leggende urbane.
La teroria del “Pensiero complesso”
L’opera che lo ha consacrato a livello mondiale è però “La Méthode”, monumentale ciclo in sei volumi pubblicato tra il 1977 e il 2004. Attraverso questo lavoro Morin ha sviluppato la teoria del pensiero complesso, sostenendo la necessità di collegare discipline diverse e superare la frammentazione del sapere. Secondo il filosofo, la realtà è un insieme di fenomeni intrecciati che non possono essere compresi attraverso spiegazioni semplicistiche. Agnostico e convinto sostenitore del dialogo tra culture e civiltà, Morin si è occupato fino agli ultimi anni di temi come ambiente, educazione, globalizzazione e politica internazionale. Nel 2007 lanciò, insieme all’ambientalista Nicolas Hulot, l’idea di una “politica di civiltà” orientata alla qualità della vita e alla sostenibilità. Con la morte di Edgar Morin scompare una delle figure più autorevoli della sinistra intellettuale europea.
Torna alle notizie in home