Domenica In, l’agonia del contenitore di Rai 1
Ormai una sequenza disarticolata di salottini, interviste accomodanti e rimasticature del palinsesto serale
Il naufragio di Domenica In: numeri impietosi, mosse tampone e l’agonia del contenitore di Rai 1.
Il calo di ascolti
La domenica pomeriggio di Rai 1 sta attraversando una crisi strutturale che nessuna giustificazione di rito riesce più a mascherare. A certificarlo, la continuità dei dati Auditel di questa stagione in corso. E’ segnata da un’evidente perdita di centralità e da un costante appannamento dell’interesse del pubblico.
La concorrenza di Canale 5 presidia stabilmente l’intera fascia compresa tra le 14:00 e le 18:45 con punte che superano sistematicamente il 22-23% di share. Lo storico appuntamento pomeridiano guidato da Mara Venier fatica, rimanendo confinato nella forchetta media del 16-17%. Sarà per questo che Venier conferma l’addio a fine stagione?
La forbice degli ascolti: la supremazia Mediaset e il divario sul campo
I riscontri delle ultime settimane raccontano con precisione chirurgica un divario ormai cronicizzato tra le due reti ammiraglie. Di fronte alle crescenti difficoltà di tenuta, la produzione ha provato a scuotere il banco giocando la carta dell’intervista-evento ad altissimo impatto mediatico, arruolando Barbara d’Urso per tentare di contrastare la marcia di Amici.
L’effetto, tuttavia, si è rivelato un fuoco di paglia. La prima parte della puntata ha fatto registrare una fiammata isolata risalendo al 17,9% di share ma non è bastata a spostare gli equilibri complessivi del pomeriggio festivo.
La riprova della fragilità dell’impianto è emersa con chiarezza nella successiva domenica del 19 ottobre, quando Canale 5 ha ristabilito un primato schiacciante. Il talent show di Maria De Filippi ha quasi toccato la soglia dei tre milioni di spettatori (2.957.000) volando a un travolgente 25,3% di share. Per poi cedere il testimone a una Silvia Toffanin capace di conquistare con Verissimo oltre 2,1 milioni di contatti (22,8%) nel primo blocco e quasi 2 milioni (19,9%) con i “Giri di Valzer”.
Nelle stesse ore, Domenica In è rimasta a distanza di sicurezza. Dopo una presentazione al 14,7% con 1,85 milioni, la prima parte ha raggiunto il 17,4% (2,12 milioni), la seconda è scesa al 16,8% (1,8 milioni). E il segmento conclusivo dei “Saluti” è sprofondato al 15,3% con appena 1,45 milioni di telespettatori.
Un’eredità pesante che ha finito per zavorrare anche il successivo Da Noi… a Ruota Libera di Francesca Fialdini, fermo al 14,4% e staccato di oltre cinque punti da Canale 5.
Il collasso del format omnibus e l’emblema del 25 ottobre
Questo scarto non fotografa soltanto una sconfitta numerica, ma mette a nudo l’esaurimento della formula del tradizionale “contenitore omnibus” generalista. L’emblema più nitido di questa impasse editoriale è la puntata andata in onda oggi, 25 ottobre. Di fronte all’assenza di una visione originale capace di catturare l’attenzione, la trasmissione ha scelto di dedicare una lunghissima parentesi al racconto e alle polemiche di Ballando con le stelle, andato in onda ieri sera.
A cosa serve una diretta festiva di quattro ore se il suo baricentro diventa l’eco passiva di un programma della stessa rete trasmesso dodici ore prima? Appiattirsi su un successo interno di Rai 1 senza proporre una cifra d’intervento autonoma, senza uno scarto critico, satirico o di reale approfondimento, trasforma il programma in un parassita del palinsesto aziendale.
Il contenitore domenicale al tramonto
Nato storicamente per rappresentare uno spazio di narrazione viva del Paese, rinuncia a produrre senso proprio e si limita a riciclare spezzoni, giurie e polemiche del sabato sera. E spera che la rendita altrui mascheri il vuoto delle proprie idee.
Gli innesti depotenziati e il rifugio nella cronaca
Anche i tentativi di rinfrescare la scaletta durante questa stagione non hanno sortito l’effetto sperato. La presenza nel cast di figure come Tommaso Cerno ed Enzo Miccio è stata accolta con scetticismo sia dalla critica che dal pubblico. Una formula descritta come stanca e incapace di un rinnovamento sostanziale.
Lo spazio di Miccio, in particolare, è apparso sacrificato e compresso, privo del respiro necessario per costruire un effettivo momento di racconto o costume.
Incapace di proporre una reale evoluzione del linguaggio televisivo, la trasmissione si è spesso rifugiata nei consueti blocchi di cronaca nera già ampiamente masticati dal daytime feriale.
Conferma così l’impressione di una macchina da intrattenimento ripiegata su se stessa e priva di nuove direzioni narrative.
La trincea della Rai e il “terrore” della successione
Davanti a questo scenario, la linea ufficiale dei vertici di Viale Mazzini resta quella di minimizzare l’allarme. Il direttore del DayTime Angelo Mellone ha continuato a difendere l’impianto del programma. Parla di “puntate episodio” e giustifica le flessioni con circostanze contingenti come il meteo anomalo o la concorrenza di eventi sportivi di richiamo.
Per la dirigenza, il format del contenitore ha il pregio di poter essere costantemente ritoccato e rimodulato in corsa, ma soprattutto l’asse portante deve rimanere saldamente Mara Venier.
Una difesa a oltranza che risponde a una realtà ben nota nei corridoi Rai: il vero e proprio “terrore della successione”.
L’azienda si sente ostaggio di una mancanza di alternative garantite. Perché teme che, senza la figura rassicurante della conduttrice, il pubblico più anziano e fidelizzato della prima rete possa disperdersi, trasformando il pomeriggio domenicale in un deserto di ascolti.
Non a caso, le ipotesi di un passaggio di testimone a volti del daytime come Alberto Matano sono rimaste congelate, preferendo rinnovare l’intesa con la conduttrice per blindare la stagione e guadagnare tempo.
Oltre il falso alibi dello smartphone
Incolpare i mutamenti tecnologici, sostenendo che la domenica pomeriggio sia condannata dalla fuga dei giovani verso gli schermi degli smartphone, è una tesi di comodo che i numeri smentiscono.
La televisione generalista festiva ha ancora un pubblico vastissimo e attento. Canale 5 lo dimostra ogni settimana convogliando quasi tre milioni di telespettatori grazie alla serialità orizzontale di un talent e al ritmo narrativo delle interviste a flusso.
A naufragare non è la platea televisiva, ma l’illusione che una sequenza disarticolata di salottini, interviste accomodanti e rimasticature del palinsesto serale possa ancora bastare a vincere la sfida della domenica.
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