Preferenze e legge elettorale, la partita adesso è al Senato
La pausa estiva dei lavori parlamentari è ormai alle porte. Ancora pochi giorni e poi Camera e Senato si fermeranno fino alla seconda settimana di settembre salvo, ovviamente, emergenze che dovessero richiedere la convocazione delle rispettive aule. In questi ultimi giorni di attività – e di certo alla ripresa sarà lo stesso – l’attenzione resta concentrata in particolar modo su Palazzo Madama. Qui si decideranno, infatti, il destino delle preferenze e, in generale, della riforma della legge elettorale. Il nodo politico che ha diviso il centrodestra – ma anche unito l’opposizione – contro la proposta, partita da Fratelli d’Italia, di ridare la possibilità ai cittadini di scegliere i parlamentari dovrà infatti ora trovare uno sbocco definitivo, in un senso o nell’altro. Conclusa la fase delle audizioni, adesso dovrà infatti essere fissato il termine per la presentazione degli emendamenti alla nuova legge elettorale in commissione Affari costituzionali.
Fratelli d’Italia tiene la linea
‘E più questo momento si avvicina più in maggioranza aumenta la pressione. L’intenzione che giunge da via della Scrofa è infatti quella di ripresentare l’emendamento per introdurre le preferenze, nonostante il fuoco amico degli alleati lo abbia affossato alla Camera. Noi Moderati e Udc confermano il proprio sostegno alla modifica, come già fatto a Montecitorio dove avevano sottoscritto la proposta a prima firma di Galeazzo Bignami. Anche Matteo Salvini sembra aver schierato la Lega a favore, pur non avendo alcuna intenzione di condurre una vera e propria battaglia. Il problema resta dunque tutto in casa di Forza Italia. E non è un caso che nei giorni successivi al voto segreto che ha visto la maggioranza affondata dai franchi tiratori i principali sospettati siano diventati sempre di più gli azzurri. Questo anche per come hanno iniziato a mettere le mani avanti circa l’eventualità di una riproposizione dell’emendamento nell’altro ramo del Parlamento.
Cosa succederà con il voto palese?
Al Senato non è infatti previsto il voto segreto. Questo significa che non c’è possibilità di tradire gli accordi presi con gli alleati senza metterci la faccia. La linea dei singoli partiti e quella di ciascun senatore sarà necessariamente nota a tutti. Quindi, o si troverà un’intesa o si dovrà necessariamente far saltare il banco. Politicamente sarà però complicato cambiare idea su una questione rispetto alla quale una quadra era stata trovata. Anche perché questo imporrebbe di mettere la faccia su un passo indietro che gli innanzitutto gli elettori potrebbero non apprezzare particolarmente. Nonostante tutte le scuse che si sono trovate e che ancora si propongono per giustificare la scelta di affossare le preferenze.
La partita al Senato sulle preferenze nella nuova legge elettorale
A maggior ragione che, alla luce di quanti si erano trincerati dietro la trovata delle scarse garanzie riservate alla rappresentanza di genere dall’emendamento Bignami alla Camera, sta prendendo quota l’idea di presentare una proposta che preveda l’alternanza di genere anche tra il capolista bloccato e il primo candidato da eleggere con le preferenze. Un ulteriore tentativo di rompere le diffidenze di Forza Italia. Ma, soprattutto, di togliere ogni alibi agli alleati. L’idea, in sostanza, è quella di metterli spalle al muro per avere una risposta definitiva. Sì o no alle preferenze. Dentro o fuori. Perché di certo l’unica circostanza da evitare è che la maggioranza vada di nuovo sotto. Questa volta significherebbe infatti aprire la strada a una crisi.
Leggi tutte le news di politica.
Torna alle notizie in home