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Nessuna scorciatoia per gli Azzurri: il no al ripescaggio diventa una linea politica

di Laura Tecce -

Il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, durante la conferenza stampa di presentazione della Race for the cure 2026, Roma, 14 aprile 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI


Ai Mondiali si entra per merito, non per diplomazia: la tentazione di una scorciatoia viene respinta con fermezza dalle istituzioni.
Il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e il presidente del Coni Luciano Buonfiglio hanno chiuso, senza esitazione, la porta a qualsiasi ipotesi di ripescaggio dell’Italia alla Coppa del Mondo 2026: le suggestioni legate ad un possibile forfait della Nazionale di calcio dell’Iran – scenario evocato nelle ultime settimane in un contesto geopolitico teso e rilanciato da indiscrezioni internazionali – non hanno fatto breccia e la posizione italiana è stata netta sin dall’inizio.

Bonfiglio: “I ripescaggi sono offensivi”

“Un ripescaggio non è possibile e non è opportuno, ci si qualifica sul campo”, ha ribadito Abodi, mentre Buonfiglio ha scelto parole ancora più dirette: “I ripescaggi a mio avviso sono offensivi, nel senso che sarebbe davvero un’elemosina e non credo che ne abbiamo bisogno: abbiamo bisogno di ricostruire un’identità, che non si inventa dalla sera alla mattina”. Dietro queste parole c’è molto più di una presa di posizione etica: c’è la necessità di salvaguardare la credibilità del sistema sportivo nazionale, profondamente scosso dalla terza mancata qualificazione mondiale consecutiva.

Un dato storico negativo che ha prodotto effetti immediati ai vertici federali, con la crisi della Figc e l’apertura di una nuova stagione elettorale destinata a ridefinire gli equilibri del calcio italiano. E proprio le elezioni federali, ormai alle porte, rappresentano il vero terreno politico della vicenda. Anni segnati da risultati deludenti e riforme incompiute hanno riacceso un dibattito “antico”: quello sulla sostenibilità del modello calcistico italiano, sempre più distante dalle grandi potenze europee per investimenti strutturali, sviluppo dei vivai e capacità di programmazione.

Il ripescaggio è una scorciatoia

Il tema del ripescaggio ha funzionato, in questo quadro, come una cartina di tornasole. Non tanto per la sua reale praticabilità che resta estremamente remota – emblematico il silenzio della federazione internazionale, coerente con l’obiettivo di evitare precedenti pericolosi e preservare l’equilibrio del torneo già esposto a tensioni globali – quanto per il valore simbolico che porta con sé: accettare un’eventuale scorciatoia avrebbe certificato una resa culturale prima ancora che sportiva, mettendo in discussione l’idea stessa di merito che per decenni ha accompagnato la storia del calcio italiano.

Ora la partita decisiva si gioca altrove: nei programmi dei candidati alla guida della federazione, nelle riforme del sistema giovanile e nella revisione dei modelli di governance. Il no espresso da Abodi e Buonfiglio è un messaggio politico chiaro: il calcio italiano deve tornare a meritare il proprio posto nel mondo senza scorciatoie. Perché il rischio più grande, oggi, non è restare fuori da un Mondiale, ma smarrire definitivamente quella cultura del merito che ha costruito la storia dei quattro titoli iridati.

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