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Torino, la grande madre dell’estate nel piatto

di Nicola Santini -


L’estate ha smesso da un bel pezzo di coincidere con la pausa dell’alta cucina. Se un tempo le grandi città vedevano abbassarsi le serrande di molti ristoranti, oggi i mesi più caldi rappresentano il momento ideale per sperimentare nuovi piatti, valorizzare gli ingredienti di stagione e proporre menù più leggeri, creativi e ricchi di personalità.

È la stagione in cui gli chef osano di più, trasformando ortaggi, frutta, pesce e grandi classici della tradizione in ricette capaci di sorprendere.
L’identità ha selezionato cinque indirizzi torinesi che raccontano l’estate attraverso linguaggi diversi, accomunati dalla ricerca della qualità.

Azotea: la Tom Kha Soup tra Nikkei e Thailandia

Da Azotea, inserito nella Guida Michelin, lo chef Alexander Robles firma una Tom Kha Soup che unisce suggestioni Nikkei e thailandesi. Il brodo di pesce emulsionato con latte di cocco accoglie noodles, gamberi, cozze, galanga, uovo sodo e spinaci, dando vita a una zuppa cremosa, speziata e rinfrescante, perfetta per affrontare le giornate più calde.

Opera: l’insalata Iceberg trattata come un arrosto

All’Opera, anch’esso presente nella Guida Michelin, Stefano Sforza trasforma una semplice insalata in un esercizio di alta cucina. Nel piatto Iceberg, crema acida di arachidi, lampone e basilico, protagonista del percorso vegetariano Asteraceae, il cespo viene trattato come un arrosto, cotto al vapore con estratto di basilico, ricomposto e rosolato, per poi essere accompagnato da crema acida di arachidi, lamponi e diverse varietà di basilico che regalano freschezza e vivacità.

Sestogusto: la pizza Pomod’Oro di Massimiliano Prete

Il pomodoro domina invece la proposta di Sestogusto, premiato con i Tre Spicchi del Gambero Rosso. Il lievitista Massimiliano Prete dedica la pizza Pomod’Oro a uno dei simboli dell’estate italiana, utilizzando datterini gialli e rossi del Vesuvio, Gran Kinara di Fattorie Fiandino, gel di pomodoro giallo, emulsione al basilico, erbe aromatiche, origano siciliano e olio extravergine d’oliva su una base classica.

Otium Rooftop: il Fusillone alla Nerano con vista

All’Otium Rooftop, lo chef Mattia Franco rende omaggio alla cucina campana con il Fusillone alla Nerano, interpretazione contemporanea di un grande classico. Il piatto trova la sua cornice ideale nella terrazza panoramica del locale, dove cucina, cocktail e vista sulla città accompagnano l’esperienza dal pranzo fino al dopocena.

Galfer Bistrot: il dessert trompe-l’œil “Non è un tagliere”

Chiude la selezione il Galfer Bistrot & Café, dove lo chef Giacomo Gagliardi gioca con la percezione nel dessert Non è un tagliere. Il risultato è un raffinato trompe-l’œil gastronomico nel quale ricottina, groviera e Parmigiano conservano l’aspetto dei prodotti originali, ma rivelano al palato mousse, panna cotta, bunet e creme che trasformano completamente l’esperienza, dimostrando come anche il finale di un menu possa diventare un sorprendente esercizio di creatività.

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