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Politica

Il capitano alla deriva

di Alessandro Scipioni -


​Matteo Salvini cerca di bere per non affogare. Il caffè consumato al Viminale con l’amico Piantedosi ha tutto il sapore di un rito di distrazione di massa, lo scopo è distogliere l’attenzione dal fatto che il leader del Carroccio si sta muovendo nell’acqua alta.

Probabilmente ha ragione Marcello Sorgi quando nota che lo statuto, formalmente, blinderebbe l’attuale segretario. Ma le carte bollate non arginano il logoramento politico. La situazione esterna, il capitale elettorale disperso, l’emorragia nei sondaggi e la storia di un movimento che ha smarrito la propria identità originaria, lo mette strutturalmente a rischio.

Salvini segretario della Lega, il pressing dei governatori del Nord

​Se i tre governatori del Nord insorgessero congiuntamente per chiedere una svolta, il leader sarebbe costretto a fare un passo di lato. Da soli, i territori faticano a sferrare l’affondo decisivo. Ma, se cambiare un segretario è complesso, resistere a tre presidenti di regione è semplicemente impossibile.

​Per ora la base e i vertici hanno scelto una via di mezzo. La formula felpata di una cabina di regia. Una transizione controllata, perché è pur sempre un’impresa titanica e pericolosa cambiare la leadership quando le scadenze elettorali possono avvicinarsi repentinamente.

Ma è altrettanto un azzardo congelare lo status quo, puntando su una guida politica che appare ormai esaurita nella sua spinta propulsiva e incalzata sulle tematiche da un competitor che si avvicina troppo. Oggi più che mai, gli elettori premiano la figura guida forte, chiara, polarizzante. Una guida debole e zoppa, al contrario, finisce per azzoppare qualunque partito, soprattutto se già in grande sofferenza.

Perché la Lega dei governatori non deve rincorrere Vannacci

​C’è poi da considerare un fatto cruciale: alla Lega dei governatori , che è nei fatti un solido sindacato del territorio, profondamente radicato tra le medie imprese e gli industriali del Nord ,non serve a nulla andare in competizione con Vannacci.

Mettersi alla rincorsa del populismo identitario o della provocazione ideologica non paga, ed è un gioco a perdere per chi rappresenta il motore produttivo del Paese. Trovare uno spazio politico alternativo, pragmatico e speculare alla propria vocazione economica, sarebbe la cosa migliore. Oltre che l’unica scelta capace di rispecchiare fedelmente la propria storia.

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