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Editoriale

Se la Cassazione ci priva di un asset strategico senza pari

di Adolfo Spezzaferro -


La vicenda dell’ex Ilva ci inchioda tutti di fronte a una questione cruciale: può un Paese permettersi di perdere un polo industriale strategico a un prezzo economico e sociale altissimo? La decisione della Cassazione, assunta in totale autonomia (come è sacrosanto che sia) nell’ambito delle proprie competenze e a tutela di interessi (altrettanto) fondamentali, incide sul futuro dello stabilimento, sull’indotto, sull’occupazione, sulle politiche degli approvvigionamenti e sull’export. Insomma, sull’intero sistema Paese.

Il paradosso (altamente nocivo per l’Italia) è che tutela della salute e dell’ambiente e salvaguardia della produzione finiscano così spesso in rotta di collisione, senza una soluzione politica e industriale credibile. Spegnere l’area a caldo significa spegnere tutta la rete, dalle imprese fornitrici alle famiglie e ai territori, aggravando la dipendenza dall’acciaio importato e indebolendo (ancora di più) la competitività nazionale. Non dovremmo più trovarci a dover scegliere tra difesa della salute, tutela dei diritti e politiche di sviluppo. Lo Stato dovrebbe sempre trovare la quadra.

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