Paolo Conte in un libro: tutta la magia di testi da leggere e cantare
Ciò che lo ha reso inconfondibile, il gergo del jazz che incontra francesismi, termini quotidiani e tantissima ironia
C’è chi canta i suoi versi a memoria sotto la doccia e chi li fischietta camminando per strada. Per una volta, le canzoni di Paolo Conte da leggere come se fossero le pagine di un vero e proprio romanzo. Ci ha pensato la casa editrice Il Saggiatore dando alle stampe “Quanta strada nei miei sandali“. Tutti i versi, il volume definitivo che raccoglie nero su bianco quasi cinquant’anni di successi del maestro astigiano.
Il canzoniere di un poeta
Curato da Manuela Furnari, riveduto dallo stesso Conte e arricchito dai contributi di Giulio Ferroni e Marcello Verdenelli, il libro mette insieme tutta la sua produzione dal 1974 al 2021. Tra le pagine sfilano il folgorante esordio di Questa sporca vita e brani iconici come Azzurro, Via con me, Gelato al limon, Bartali e Sotto le stelle del jazz. Fino alle incisioni più recenti come El Greco.
Ma come fa una canzone di Conte ad azzeccare sempre la parola giusta al momento giusto? A svelare i trucchi del mestiere, un altro saggio pubblicato da Il Saggiatore, Prima la musica, sempre a firma di Manuela Furnari.
Il segreto
Il segreto, tutto nel titolo. Conte compone prima le melodie e l’architettura ritmica al pianoforte.
Solo in un secondo momento “scava” tra i vocaboli, tagliando e cucendo le frasi con precisione artigianale per farle combaciare al millimetro con le note.
Nel viaggio, un mondo unico, sospeso tra la provincia piemontese e atmosfere internazionali da club.
Nei suoi versi il gestore stanco del bar Mocambo e le volate del Diavolo rosso. E ancora, le passeggiate sotto la pioggia al riparo di una Topolino amaranto e una lingua speciale. Ciò che lo ha reso inconfondibile, il gergo del jazz che incontra francesismi, termini quotidiani e tantissima ironia.
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