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Politica

“Sostegno all’Ucraina non vuol dire prolungare la guerra”

Il ministro Crosetto: "Si deve lavorare per una pace giusta e duratura"

di Pietro Pertosa -


“Continuare nel sostegno all’Ucraina non vuol dire prolungare il conflitto”: lo afferma il ministro alla Difesa Guido Crosetto. Che, questa mattina, ha tenuto alla Camera dei Deputati le comunicazioni sulla situazione a Kiev e dintorni. Per il ministro, continuare ad aiutare la lotta ucraina nella guerra contro la Russia vuol dire sostenere gli sforzi affinché si possa arrivare a una pace vera e che non sia “fragile e apparente”. Lasciar perdere, invece, vorrebbe dire rinunciare alla fine della guerra.

Crosetto e il sostegno all’Ucraina

L’analisi del ministro parte dal presupposto che solo con una pace “giusta” si può giungere alla fine della guerra. E non a una tregua o a un compromesso che si rivelerebbe foriero di nuove tensioni. “Vi è un elemento che non possiamo ignorare: la macchina militare russa continua a crescere”, ha detto Crosetto. “Più uomini, più mezzi, più munizioni. Una capacità industriale sempre più orientata allo sforzo bellico. La Russia sta diventando un Paese in guerra perenne”. Ciò detto, per il ministro: “Interrompere oggi il sostegno all’ Ucraina significherebbe rinunciare alla pace prima di averla costruita”.

Il decreto per Kiev

Crosetto ha quindi ribadito la necessità del sostegno all’Ucraina. E ha citato il decreto legge che “garantisce continuità ad un impegno che l’Italia ha assunto con serietà e coerenza fin dal primo giorno dell’aggressione russa”. E ancora: “Lo facciamo in una fase delicata, che molti definiscono di transizione. Segnata dal moltiplicarsi di contatti e segnali di una possibile apertura negoziale che tutti auspichiamo. La prospettiva di una pace stabile e duratura ci vede non solo favorevoli ma attivi e partecipi in prima persona come Nazione”. Quindi ha aggiunto: “Quando si parla di pace il pericolo maggiore è scambiare un desiderio per la realtà. La pace non arriva perché la invochiamo né perché l’opinione pubblica è stanca della guerra. La pace si costruisce con fatica, con fermezza e con lucidità”.


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