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Testimoni di Geova, cambia una delle regole più diffuse della confessione

Trasfusioni, via libera a globuli, plasma e piastrine. Resta il no al sangue intero

di Priscilla Rucco -


Dopo oltre ottant’anni di rifiuto, i Testimoni di Geova cambiano rotta su uno dei punti più delicati della loro dottrina.

D’ora in avanti ciascun fedele potrà stabilire, secondo la propria coscienza, se accettare da un donatore globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine, i quattro componenti principali in cui il sangue viene separato prima dell’uso clinico. Diventa una scelta personale anche la donazione del proprio sangue, a condizione che serva a preparare emocomponenti destinati alla cura di altri pazienti. Rimane invece fermo il no alla trasfusione di sangue intero proveniente da un’altra persona.

L’annuncio del Corpo direttivo

La decisione è stata comunicata dal Corpo direttivo, l’organo che guida la confessione a livello mondiale, con il sesto aggiornamento del 2026, il “2026 Governing Body Update #6”, pubblicato sul sito ufficiale dell’organizzazione.

Si tratta di un video di circa quattordici minuti, diffuso in più lingue, in cui si ribadisce il carattere sacro della vita e del sangue, riconoscendo però che i progressi della medicina hanno posto ai credenti interrogativi nuovi.

A fondamento del cambiamento viene richiamato un versetto della lettera di Paolo ai Galati: “Ciascuno porterà il proprio fardello”. Il passo è letto come l’affermazione di una responsabilità individuale, sulla quale nessun membro della comunità potrà esprimere giudizi.

Il portavoce internazionale dei Testimoni di Geova, Paul Gillies, ha precisato che la nuova indicazione non intacca la visione del sangue come “dono prezioso di Dio” e che la decisione resta una questione tra il singolo credente e il suo Creatore.

Un percorso iniziato a marzo

Già lo scorso marzo il Corpo direttivo aveva aperto all’autotrasfusione, consentendo ai fedeli di far prelevare e conservare il proprio sangue per riceverlo in occasione di un intervento chirurgico o di altre terapie. Quel sangue, tuttavia, poteva essere impiegato soltanto per la stessa persona. Con l’ultimo aggiornamento il principio della scelta individuale è esteso ai quattro emocomponenti principali.

Nella medicina di oggi il sangue intero viene trasfuso di rado: la quasi totalità delle terapie trasfusionali si basa sui singoli componenti, separati dopo il prelievo e somministrati in base al bisogno del paziente. Per chirurghi, ematologi e reparti di emergenza si tratta quindi di un’apertura che riguarda gran parte delle situazioni in cui, finora, il rifiuto dei fedeli poneva ostacoli. Anche il via libera alla donazione – prima esclusa – potrebbe avere effetti sulla disponibilità di sangue nei centri trasfusionali.

Ottant’anni di divieto

Il divieto risale agli anni della Seconda guerra mondiale, quando la Torre di Guardia, la principale rivista del movimento, diffuse un’interpretazione letterale dei passi biblici che invitano ad “astenersi dal sangue”. Nel tempo quella norma è rafforzata è diventata il tratto più riconoscibile di una confessione nata negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento e oggi presente in oltre 200 Paesi, con più di nove milioni di aderenti. Già da tempo, comunque, l’organizzazione lasciava alla “coscienza dei fedeli” l’uso di alcune frazioni minori del sangue, come ad esempio l’albumina.

Il quadro in Italia

In Italia la questione ha attraversato per decenni le corsie d’ospedale e le aule di giustizia. La legge 219 del 2017 sul consenso informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento riconosce a ogni adulto capace il diritto di rifiutare una terapia, anche quando è salvavita, e in alcuni casi i giudici hanno condannato medici che avevano trasfuso pazienti contro la loro volontà espressa.

Diverso il quadro dei minori: quando i genitori negano il consenso ad una trasfusione ritenuta indispensabile, i sanitari si rivolgono alla Procura presso il Tribunale per i minorenni, che può limitare temporaneamente, la responsabilità genitoriale per permettere le cure.

Resta ora da capire come la novità verrà accolta nelle comunità locali e negli ospedali, dove per anni medici e pazienti hanno dovuto cercare soluzioni alternative, dalle tecniche chirurgiche a basso sanguinamento al recupero del sangue durante l’intervento. Per molti fedeli, intanto, si apre la possibilità di accettare cure che fino a pochi giorni fa erano escluse e impensabili.

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