Il 5×1000 non è una mancia: il rapporto che sfida stato, banche e multinazionali
MAURO NICASTRI PRESIDENTE AIDR
di MAURO NICASTRI, Presidente fondazione Aidr -Il PNRR ha digitalizzato il fisco, ma non lo ha reso comprensibile. L’Annual Report on Taxation 2026 della Commissione europea fotografa un cortocircuito.
In Italia il 25% dei cittadini si affida a un professionista per la dichiarazione dei redditi, contro una media UE dell’8%. Appena il 30% degli italiani giudica semplici gli adempimenti tributari. È la prova che non basta mettere online moduli e procedure. Se il cittadino non capisce, il digitale diventa burocrazia trasferita su uno schermo.
Il fisco comprensibile con TributIAmo
Per il secondo anno consecutivo TributIAmo (www.tributiamo.it) rompe questo muro: un personal trainer gratuito per cittadini, commercialisti e CAF, capace di rispondere a dubbi sulla dichiarazione dei redditi. I primi dati del 2026 raccontano un bisogno reale: 2 milioni e 221 mila utenti totali, 996 mila nuovi utenti, onboarding completato all’88,7%, documenti caricati dal 78,6% degli utenti e messaggi in chat nel 92% dei percorsi. Persone che chiedono di capire prima di firmare. E la firma più sottovalutata resta quella del 5×1000. Non è beneficenza né una mancia dello Stato.

È democrazia fiscale: il diritto del contribuente di destinare una parte della propria IRPEF a ricerca, assistenza, cultura, innovazione sociale e Terzo Settore. Lo scorso anno il 5×1000 è cresciuto di quasi 80 milioni di euro. Una crescita alla quale piattaforme gratuite come TributIAmo possono aver contribuito, trasformando un adempimento in consapevolezza. Per questo a settembre la Fondazione AIDR (www.aidr.it), insieme a PassioneNonProfit (www.passionenonprofit.it), presenterà a Roma il primo Rapporto sul 5×1000 del 2025.
A Roma il Rapporto sul 5×1000
Non una cerimonia, ma un atto pubblico con due obiettivi: diffondere la cultura della donazione consapevole e chiedere a banche, multinazionali e imprese di sostenere gli enti non profit negli investimenti in innovazione e tecnologie digitali. Il Terzo Settore non può essere lasciato solo nella transizione digitale.
Lo Stato non può celebrare la digitalizzazione mentre milioni di cittadini si sentono esclusi. E la grande impresa non può parlare di responsabilità sociale senza investire in chi produce coesione, assistenza e fiducia. La prossima battaglia è culturale: trasformare il 5×1000 da casella dimenticata a scelta di cittadinanza. Perché chi non firma non resta neutrale. Lascia decidere agli altri.
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