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Politica

Ucraina, il campo largo parla tutte le lingue tranne una

Il centrosinistra sembra un laboratorio permanente di contorsionismo politico: tutti alleati, nessuna linea comune

di Ernesto Ferrante -


C’è qualcosa di profondamente rivelatore nelle parole di Lorenzo Guerini e Giuseppe Conte. Non perché chiariscano la posizione del centrosinistra italiano sull’Ucraina, ma perché dimostrano esattamente il contrario. Nel cosiddetto campo largo nessuno sembra sapere quale sia la linea politica da seguire.

Da un lato c’è Guerini, esponente di primo piano del Pd ed ex ministro della Difesa, che nel libro di Bruno Vespa rivendica senza esitazioni il sostegno militare a Kiev e arriva a sostenere che un eventuale governo di centrosinistra dovrebbe contribuire agli aiuti al Paese guidato da Volodymyr Zelensky in modo ancora più consistente rispetto all’esecutivo Meloni. Non solo. Rivendica l’aumento delle spese militari durante il secondo governo Conte, la creazione di un fondo pluriennale per la difesa e la necessità di rafforzare le capacità militari nazionali all’interno di una futura difesa europea. Una postura atlantista, europeista e fondata sulla deterrenza militare. Una posizione persino più muscolare di quella mantenuta negli ultimi mesi dal centrodestra.

Dall’altro lato c’è Giuseppe Conte. Alleato del Pd. Partner strategico del progetto alternativo alla destra. Leader del partito che dovrebbe concorrere a governare insieme ai democratici. “Giuseppi” racconta una storia completamente diversa. Secondo il presidente del Movimento 5 Stelle, la priorità assoluta è arrivare a una trattativa. Fin qui nulla di sorprendente. Il problema nasce quando il discorso si avvita su se stesso fino a trasformarsi in una sorta di supercazzola prematurata con scappellamento questa volta a sinistra. Perché mentre il Pd di Guerini parla di rafforzamento della difesa e di maggior sostegno militare a Kiev, Conte denuncia l’ipocrisia occidentale, critica l’assenza di negoziati e arriva a sostenere che sia stata una “follia” non rassicurare Mosca sul fatto che l’Ucraina sarebbe rimasta fuori dalla Nato.

La coalizione delle due verità

Il risultato è un groviglio politico dal quale emerge una domanda elementare: se domani il centrosinistra andasse al governo, quale sarebbe la sua linea sull’Ucraina? Più armi, come suggerisce Guerini? Meno armi e più pressione negoziale, come sostiene Conte? Una difesa europea fondata sul rafforzamento delle capacità militari? Oppure una revisione dell’intero impianto strategico che ha accompagnato il conflitto dal 2022? A questi interrogativi non arriva alcuna risposta chiara. Arrivano invece formule elastiche, equilibrismi, torsioni lessicali, costruzioni diplomatiche sempre più complicate destinate a nascondere una realtà politicamente evidente: le differenze non sono marginali. Sono enormi.

Il Partito democratico continua a muoversi dentro il perimetro dell’atlantismo tradizionale, con sfumature diverse al proprio interno ma con una bussola riconoscibile. Il Movimento 5 Stelle si colloca invece in una posizione profondamente diversa, critica verso la strategia occidentale e sempre più orientata a mettere in discussione le premesse stesse del sostegno militare a Kiev. Eppure entrambi fingono di appartenere allo stesso progetto politico. La verità è che il campo largo sull’Ucraina assomiglia sempre più a una coalizione che rinvia il problema sperando che nessuno se ne accorga. Due linee non diverse, ma incompatibili. Due idee di Europa, due idee di sicurezza, due idee di politica estera. Eppure il centrosinistra continua a raccontare che il problema non esiste, affidandosi a una nebbia di formule vaghe, distinguo e contorsioni linguistiche.

L’abisso nascosto dietro la retorica dell’unità

Il punto, però, è che la guerra non si lascia neutralizzare dalle acrobazie semantiche. Prima o poi arriva il momento in cui bisogna scegliere se mandare le armi o fermarle, se rafforzare la deterrenza o puntare tutto sul negoziato, se considerare la Russia l’aggressore da contenere o un interlocutore da rassicurare. Su nessuno di questi nodi il campo largo ha una risposta comune. E allora forse il problema non è che gli italiani non abbiano capito la posizione del centrosinistra sull’Ucraina. Il problema è il centrosinistra a non averla capita. E ogni nuova dichiarazione non chiarisce il quadro. Certifica soltanto che dietro la retorica dell’unità c’è una coalizione che, sulla più grande crisi geopolitica del nostro tempo, non condivide nemmeno le domande, figuriamoci le risposte.

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