L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

Il coraggio necessario di votare Sì per il destino della Nazione

di Adolfo Spezzaferro -


“Non ci interessa il destino personale di qualcuno, ma quello della Nazione”. Nelle parole di Giorgia Meloni ieri a Milano c’è tutto il senso dell’importanza epocale del referendum sulla giustizia. Non una resa dei conti, non una guerra contro i magistrati, ma la richiesta di rimettere al centro l’equilibrio tra i poteri dello Stato e il diritto dei cittadini a un processo più giusto. Per anni ogni tentativo di riforma è naufragato tra veti, corporativismo e campagne di allarmismo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una giustizia percepita come lenta, talvolta opaca, spesso condizionata da dinamiche interne che non hanno niente a che fare con l’imparzialità che i cittadini hanno tutto il diritto di aspettarsi. È qui che si inserisce il coraggio del Sì: cambiare ciò che non funziona senza delegittimare chi ogni giorno, nelle aule dei tribunali, svolge il proprio lavoro con serietà. La separazione delle carriere in questo quadro è una garanzia. Serve a rafforzare l’imparzialità del giudice, a evitare condizionamenti umani e professionali, a rendere più chiaro il confine tra chi accusa e chi giudica. Non è una riforma contro la magistratura, ma una riforma che restituisce credibilità alla magistratura stessa e fiducia ai cittadini. Dietro il fronte del No si agita soprattutto la difesa dello status quo. Ma la democrazia non vive di immobilismo. Vive di riforme quando servono (sì, anche costituzionali). E oggi la giustizia italiana ha proprio bisogno di coraggio, responsabilità e la volontà di migliorare ciò che per troppo tempo è stato considerato intoccabile. Il Sì, in fondo, significa proprio rimettere l’interesse della Nazione: “Non abbiate paura di preferire il popolo alle caste”.


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