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Ambiente

Transizione, Lazio “locomotiva” e ognuno fa per sé

"Le Regioni possono agire da leva o da freno", avverte Edo Ronchi. L'Italia ha installato solo il 31% del target 2030 di nuovi impianti rinnovabili

di Angelo Vitale -


Transizione climatica: Lazio locomotiva” e l’Italia “unita” non esiste. Ci sono, invece, venti laboratori isolati dove il successo o il fallimento dipendono più dalla latitudine e dall’eredità industriale che da una programmazione centrale efficace.

I dati della piattaforma Ciro

Italy for Climate, in collaborazione con Ispra, scatta una fotografia-monito. Siamo un Paese a geometrie variabili, dove il concetto di “emancipazione dai fossili” cambia significato a seconda che ci si trovi a Milano, Roma o Napoli.

Edo Ronchi sottolinea come le Regioni possano essere la “leva” del cambiamento per proteggere famiglie e imprese, i numeri suggeriscono che spesso ne siano il freno a mano tirato.

Bene Campania e Lazio

Se analizziamo le emissioni pro capite, scopriamo che il Sud domina le classifiche della virtuosità, con Campania e Lazio che emettono rispettivamente 3,4 e 5 tonnellate di gas serra per abitante, contro una media nazionale di 6,7. In gran parte, un primato figlio di un clima più mite che riduce il fabbisogno termico negli edifici e di un tessuto industriale meno denso. Una “virtuosità passiva” che rischia di nascondere l’assenza di investimenti strutturali.

Il Lazio, “locomotiva” in questo scenario frammentato, è protagonista assoluto del 2025. La regione si trova in una posizione di testa su fronti critici come le rinnovabili e la mobilità elettrica. Sul primo, è l’unica regione che al 31 dicembre scorso ha già raggiunto più della metà (il 56%) dell’obiettivo complessivo fissato dal Decreto Aree Idonee per il 2030.

Una performance che umilia regioni storicamente “green” come la Valle d’Aosta, ferma a un misero 11%. Una accelerazione da leggere compiutamente, frutto di una vision politica lungimirante, ma forse pure dallo sblocco massivo di iter autorizzativi rimasti incagliati per anni. E dalla messa in esercizio di grandi impianti fotovoltaici a terra che beneficiano della morfologia pianeggiante e del vasto patrimonio agricolo della regione.

Anche nel settore dei trasporti, c’è il primato del Lazio nella mobilità elettrica, con il 5,4% delle nuove immatricolazioni contro una media nazionale del 4,2%: un dato da contestualizzare. La presenza di Roma gioca un ruolo distorsivo: la Capitale è il principale mercato per le flotte aziendali, con il car-sharing e i rinnovamenti dei parchi auto istituzionali.

Salendo al Nord…

Mentre il Lazio brilla per le auto elettriche “private”, non riesce a strappare al Piemonte il primato del tpl, segno che la transizione laziale è ancora fortemente legata al mezzo individuale. Infine, le sue basse emissioni pro capite (cinque tonnellate) sono facilitate da un’economia dominata dal terziario e dai servizi, che “inquina” strutturalmente meno rispetto al cuore industriale del Nord.

Spostandoci al Nord, la narrazione cambia. Lombardia e Marche guidano l’efficienza industriale, producendo valore aggiunto, riducendo l’intensità energetica e mantenendo alti tassi di consumi elettrici. È il pragmatismo del motore economico del Paese che ha compreso come la decarbonizzazione sia, prima di tutto, un fattore di competitività globale. Un dinamismo che si infrange contro il muro di un settore trasporti ancora difficilissimo da scardinare, dove l’altissima dipendenza dall’auto privata resta la norma. Il dato più significativo arriva dalla Liguria.

Grazie alla progressiva uscita dal carbone, la regione ha ridotto le proprie emissioni pro capite del 65% rispetto al 1990, dimostrando che il phase-out dai fossili non è un’utopia ma un processo industriale realizzabile. E guida oggi la classifica degli assorbimenti forestali, seguita da Toscana e Umbria.

Scendendo al Sud…

La Calabria stupisce con una quota di agricoltura biologica pari al 36%, quasi il doppio della media nazionale del 20%. La prova che i territori del Sud possono guidare la transizione se puntano sulla qualità e sulla sostenibilità dei processi produttivi.

Ma CIRO misura pure la resistenza agli effetti della crisi climatica. Basilicata e Molise sono tra le regioni meno esposte al rischio alluvioni, anche grazie a un tasso di consumo di suolo fra i più bassi d’Italia. Al contrario, gli eventi meteoclimatici estremi si concentrano con violenza nel Nord, con Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Veneto tra i territori più colpiti.

Un’altra sfida “colossale”…

Per chiudere, siamo un Paese in cerca di una direzione orchestrale. La piattaforma CIRO ci consegna la fotografia di un’Italia che corre a velocità diverse per scelta ma anche per necessità e opportunità geografica. Se il Lazio appare come il primo della classe, è innegabile che la transizione energetica nazionale ancora stenti a decollare, con una crescita delle rinnovabili lenta e un calo dei nuovi impianti nel 2025 rispetto all’anno precedente.

“Le Regioni possono agire da leva o da freno”, avverte Edo Ronchi. Nei prossimi cinque anni, dunque, una sfida colossale. L’Italia ha installato solo il 31% del target 2030 di nuovi impianti rinnovabili, lasciando il restante 69% a un futuro prossimo che non ammette ritardi. Senza una governance che renda omogenei i progressi di tutte le regioni — portando la mobilità elettrica fuori da Roma e l’efficienza industriale fuori dalla Lombardia — la transizione rimarrà un mosaico di successi locali destinato a sbiadire di fronte alla crisi climatica globale.


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