La ritirata dei Maga: ecco chi non crede più in Trump
La ritirata dei Maga: il mito dell’invulnerabilità di Donald Trump si sta sgretolando sotto i colpi di chi ha indossato per anni il cappellino rosso. Il mondo Maga non è più un monolite fedele a un solo uomo ma un arcipelago in guerra.
“Tradimento” è la parola d’ordine
Rimbalza nelle chat criptate e nei retroscena di Mar-a-Lago. La frattura più profonda non riguarda la moderazione, ma la purezza. Una fronda di fedelissimi accusa il tycoon di essere diventato parte del “Deep State” che aveva giurato di abbattere.
Il caso emblematico di Marjorie Taylor Greene
La “pasionaria” che un tempo avrebbe marciato nel fuoco per Trump, ha ufficialmente voltato le spalle al suo mentore. Nel retroscena sussurrato nei corridoi di Washington, un violento scontro telefonico in cui Greene avrebbe urlato a Trump di aver “svenduto il sangue americano” per compiacere i lobbisti della difesa. Una rottura pubblica che ha scioccato la base.
Nick Fuentes, l’ideologo di Trump
Un tempo vessillo del nazionalismo bianco, ora lo descrive come un “boomer debole” e “compromesso”, reo di aver ammorbidito la linea sulle deportazioni di massa per non spaventare i grandi donatori della Silicon Valley.
Il colpo più duro, dal ventre profondo del complottismo
Alex Jones e la galassia InfoWars hanno vissuto come un trauma psichico la mancata desecretazione totale degli Epstein files. Quando Trump ha esitato, Jones ha dichiarato in una diretta virale di sentirsi “fisicamente tradito”.
Persino figure come Dan Crenshaw, che pur avendo un profilo istituzionale avevano cavalcato l’onda populista, ora guidano la rivolta dei “pragmatici”, stanchi di un leader che spende più tempo a gestire le proprie paturnie che a pianificare la riconquista industriale della Rust Belt.
Le “tute” che abbandonano Trump
Qui, tra le fabbriche dimesse del Michigan e dell’Ohio, gli operai che nel 2016 lo vedevano come un Messia, oggi lo osservano con sospetto. E lo accusano di aver preferito i salotti dei miliardari di Palm Beach alle promesse fatte nei diner della provincia.
Questa non è una ritirata dei Maga ma una un’insurrezione interna. Vogliono il trumpismo ma senza Trump, convinti che l’uomo sia diventato un ostacolo. Il re è nudo, a gridarlo sono proprio i suoi pretoriani.
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