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Brasile-Marocco pari, l’errore dei critici di Ancelotti

Sveglia, il mondo del calcio è cambiato: i nordafricani sono davvero forti (e l'Italia è fuori da tre edizioni...)

di Giovanni Vasso -


Brasile – Marocco 1-1 e meno male che Carletto Ancelotti è un uomo mite, calmo e, soprattutto di mondo. Meno male che sa come rimpallare le critiche. Specialmente se arrivano da così lontano. Soprattutto se arrivano dall’Italia. Che, orfana della sua Nazionale ai mondiali, ora pretende sfracelli dal Brasile. Senza sapere che, prima dell’arrivo del tecnico di Reggiolo, i carioca erano in una crisi ben più profonda di quella che patiscono (da dodici anni) i pedatori italiani. Non basta Neymar che, peraltro, da qualche anno non va più granché. È solo grazie al format (assurdo, si può dire?) delle qualificazioni mondiali che il Brasile è lì e noi no.

Brasile – Marocco, sveglia: il mondo è cambiato

Ciò, però, non deve trarre in inganno. Col Marocco s’è visto che Ancelotti, in Brasile, sta facendo un lavoro gigantesco e i risultati si vedono. Il guaio è che noialtri italiani siamo così abituati a ritenerci l’ombelico del mondo (calcistico) da non capirci quasi più nulla. A tutti i livelli, sia chiaro. E mentre riempiamo le pagine e i resoconti di marketing, di narrativa e story telling, non ci siamo mica accorti che il Marocco è diventata una delle nazionali più forti del mondo. Per noi, figurati: l’Africa è sempre così lontana, dall’idea di calcio. Un contorno, non il piatto forte dei mondiali. Dal Camerun di Italia ’90 al Senegal del ’98. Il Marocco tutto è tranne che folklore e curiosità. Quelle, semmai, cercatele a Curaçao.

Carletto do Brasil

Il Marocco corre, si difende e al di là di quanto accaduto in Coppa d’Africa (vinta o non vinta, ma le sceneggiate le hanno fatte tutti), col Brasile non ha fatto vedere dove può arrivare. E cioè lontano. All’ultimo mondiale, s’è piazzato quarto. I carioca l’hanno sfangata con il solito Vinicius. È tutto merito suo, dicono quelli che la sanno lunga. E non è così. Ancelotti ha creato gruppo e clima, s’è portato pure Paolo Sorrentino in ritiro. Era la prima partita, per entrambe. Dei mondiali più affollati e lunghi di sempre. Chi crede che si possa partire in quarta già dall’inizio, evidentemente, dello sport ha un’idea più simile al videogioco che a ciò che è davvero. I veri mondiali non sono iniziati ancora. E le critiche ad Ancelotti, dopo l’esordio, sono malposte. Come pretendere che il Milan, poiché si chiama Milan, batta il Como. E il Como, poiché si chiama Como, perda la qualificazione in Champions.


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