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Politica

L’agenda di Marina B. e il futuro del centrodestra

di Alessandro Scipioni -


​L’agenda politica di Marina Berlusconi non è solo una dichiarazione d’intenti. Si tratta di una road map orientata verso Bruxelles; il tutto tracciando un solco profondo con la destra sovranista.

L’erede del Cavaliere sembra voler riportare Forza Italia alla sua essenza più autentica, quella di un partito liberale e liberista. Profondamente liberal.

Come suo padre! Non è un’eresia. Silvio Berlusconi è sempre stato più a suo agio con Bill Clinton o Biden che con le intemperanze di un Trump. In un sistema liberale di un paese anglosassone, sarebbe stato un democratico moderato in stile Biden.

​Oggi Marina rivendica questa forma mentis, ma lo fa con una spinta identitaria che rischia di essere deflagrante per la tenuta del centrodestra. Se le oscillazioni della Lega tra autonomismo e sovranismo appaiono come scosse di assestamento gestibili, le aperture toccano nervi scoperti della coalizione.

​Il primo fronte è quello relativo ai valori etici. Il via libera al fine vita è un boccone amaro per l’elettorato cattolico, pilastro storico di quel centro che un tempo fu la DC e che oggi rischia di trasformarsi in un’alcova di progressisti e liberali convertiti.

Ma è sullo Ius Scholae che la sfida si fa culturale. Marina vede nella scuola il motore dell’integrazione, ma dimentica che l’istituzione odierna, spesso egemonizzata da un pluralismo frammentante, ha rinunciato alla sua missione assimilatrice. Mentre in passato l’emigrato diventava cittadino del nuovo paese, assimilando nei valori, oggi l’Occidente abdica ai propri valori, permettendo la nascita di società parallele e ghettizzate. Praticamente la cittadinanza diventa un fatto meramente legale, non un’assimilazione culturale e valoriale.

​La destra non può rinunciare al controllo delle frontiere, alla cittadinanza come conquista e ai valori cristiani. Il rischio è che la ricerca di un nuovo centro allontani quella base elettorale che oggi si riconosce in figure come Roberto Vannacci, necessaria per vincere ma indisponibile a cedere sui principi non negoziabili. Scacciarlo per abbracciare i valori libertari, significherebbe per Lega e Fratelli d’Italia giocarsi gran parte di quell’elettorato.

La sintesi tra l’agenda liberal di Marina e l’anima identitaria della destra è l’ultima, difficile scommessa per evitare che il centrodestra, per tenersi buona l’Europa, perda l’Italia.

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