L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Economia

Generazione Terra: 120 milioni per i giovani agricoltori

Il culmine di un percorso iniziato in sordina e diventato oggi il pilastro per mantenere il primato europeo delle imprese giovani

di Angelo Vitale -


Il ritorno alla terra in Italia non è più una scelta di ripiego, ma una competizione ad alto valore tecnologico: con l’apertura dello sportello 2026 di Generazione Terra, l’Ismea mette a segno il colpo più ambizioso della sua storia recente. Risorse per 120 milioni di euro destinati esclusivamente all’acquisto di terreni da parte di giovani under 41. Il culmine di un percorso iniziato in sordina e diventato oggi il pilastro per mantenere il primato europeo delle imprese giovani.

Generazione Terra 2026: il rilancio con 120 milioni

Da 60 a 120 milioni in tre anni. La misura che oggi chiamiamo “Generazione Terra” è l’erede evoluta del vecchio “Lotto Fondiario”. Il debutto, nel 2023, con una dote di 60 milioni. L’obiettivo era testare la capacità dei giovani di presentare business plan bancabili.

Un successo immediato: le richieste sommersero gli uffici Ismea in poche ore. Il consolidamento, negli ultimi due anni. Uno stanziamento salito a 80 milioni. Con Ismea a introdurre criteri di selezione più stringenti, privilegiando non solo chi ha un titolo di studio agricolo, ma chi dimostra di voler investire in sostenibilità e digitalizzazione.

Un salto di qualità per il primato nazionale

Il salto di qualità, quest’anno. Con 120 milioni, il budget raddoppia rispetto all’esordio. Non solo un aumento numerico ma una risposta alla crisi del credito. Con i tassi di mercato instabili, lo Stato interviene garantendo il 100% dell’acquisto con mutui trentennali a tasso agevolato.

L’investimento massiccio del 2026 non è casuale, serve a difendere un record. L’Italia è il primo Paese dell’Unione Europea per numero di giovani in agricoltura. Secondo le elaborazioni su dati Eurostat e Coldiretti, le aziende condotte da under 35 in Italia sono oltre 55mila.

Ma il dato più interessante è qualitativo. Queste imprese hanno una superficie media di 18,3 ettari, contro gli 11,5 della media nazionale “senior”. In pratica, i giovani italiani gestiscono aziende più grandi, più digitalizzate (+25% di adozione di tecnologie 4.0) e con un fatturato per ettaro superiore del 40% rispetto ai colleghi europei.

La “terra” costa

In questo scenario, il paradosso fondiario: la terra in Italia costa troppo. Perché servono 120 milioni? Perché in Italia la terra è un bene di lusso. Siamo il Paese con i prezzi agricoli più alti d’Europa, un muro che spesso impedisce il ricambio generazionale.

Secondo il monitoraggio Crea, il prezzo medio nazionale sfiora i 21mila euro per ettaro. Una cifra enorme se confrontata con i 6mila euro della Francia o i 5mila euro della Spagna. E ci sono punte massime. Nelle zone di pregio vitivinicolo (Langhe, Valpolicella, zone del Prosecco), un solo ettaro può costare quanto un attico in centro a Milano, superando i 150mila-200mila euro.

Senza uno strumento come Generazione Terra, che finanzia fino a 1,5 milioni di euro per operazione, quindi, un giovane “non figlio d’arte” sarebbe tagliato fuori dal mercato prima ancora di iniziare.

Fondi più innovazione. E più semplificazione

Le richieste delle associazioni indicano che “Non basta la terra, serve l’ingegno”.
Le sigle sindacali hanno giocato un ruolo chiave nell’evoluzione del bando, spingendo per una maggiore flessibilità. Confagricoltura è stata tra le voci più critiche e propositive.

Il presidente Massimiliano Giansanti ha ribadito la necessità di coniugare le misure fondiarie con quelle per l’innovazione: “Dare la terra ai giovani è solo il primo passo. La vera sfida, che abbiamo chiesto a Ismea e al ministero, è integrare questi fondi con le misure per l’Agricoltura 4.0. Un giovane deve poter comprare il terreno, ma deve avere anche i mezzi per dotarlo di sensori, droni e sistemi di irrigazione a goccia. Solo così l’impresa diventa attrattiva per il mercato e per le banche”.

Anche Coldiretti, con il presidente Ettore Prandini, preme sulla semplificazione: “I 120 milioni sono una vittoria, ma dobbiamo combattere la burocrazia che spesso frena l’insediamento. I giovani hanno tempi di reazione rapidi, la pubblica amministrazione deve adeguarsi”.

Spazio anche agli startupper di “nuova generazione”

Tra opportunità e criticità, occorre uno sguardo lucido. L’edizione 2026 presenta novità sostanziali che correggono i difetti del passato. Una riserva per le Aree Interne, con il 10% dei fondi blindato per le zone montane e per combattere l’abbandono. in più, spazio agli startupper non agricoli: una quota, riservata a chi non è ancora agricoltore ma ha il titolo di studio (periti e laureati in agraria), favorendo l’ingresso di “sangue nuovo” nel settore.

Tuttavia, le criticità restano. La prima è la frammentazione: nonostante i 120 milioni, la fame di terra in Italia è tale che i fondi rischiano di esaurirsi in pochi giorni: un “click day” non basta. La seconda è il rischio di bolla speculativa: l’annuncio di ingenti fondi pubblici in una zona può spingere i venditori privati ad aumentare il prezzo richiesto, mangiando il beneficio del tasso agevolato per il giovane acquirente.

Il successo di Generazione Terra 2026 si misurerà non solo dagli ettari acquistati, ma dalla capacità di queste aziende di restare sul mercato dopo i primi cinque anni. L’Italia si conferma il laboratorio a cielo aperto dell’agricoltura europea. Se il modello di finanziamento fondiario Ismea funzionerà come e meglio dei precedenti, diventerà il benchmark per l’intera Ue. Dimostrando che per fare innovazione serve, prima di tutto, avere i piedi ben piantati nel proprio terreno.


Torna alle notizie in home